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9981 - Siete a > Media-Mente - 22 luglio 2011 - di Redazione

Facebook: stop ad articoli del Fatto. Prove tecniche di regime?


Facebook: stop ad articoli del Fatto. Prove tecniche di regime?

Da ieri sera fino alle 18 di oggi gli utenti del social forum più popolare del web non sono più riusciti a postare i link degli articoli del quotidiano diretto da Padellaro. Quando qualcuno andava a condividere si apriva una finestra che avvisava: il messaggio è stato riconosciuto come spam oppure è offensivo.

Dal suo blog sul Fatto, Alberto Puliafito rilancia la spiegazione data da Luca Lizzeri, di Blogo.it, che ipotizza un caso di ‘Denial of Service Attack’ esteso ai social network. Probabilmente un certo numero di utenti hanno segnalato, verosimilmente per fini strumentali, i contenuti provenienti da ilfattoquotidiano.it come inappropriati. E in tal caso suggerisce un paio di congetture.

Verso le 18 di oggi, grazie a numerosi utenti che hanno segnalato l'impossibilità di condividere i link delle pagine del Fatto, la situazione sembra essersi sbloccata...

La prima è che "Facebook ha un sistema automatico per gestire questo tipo di situazioni, che non prevede, se non a posteriori, il controllo umano e che ignora il rapporto segnalazioni positive/segnalazioni negative". E' proprio così: Facebook procede sulla base di elaborati algoritmi incorporati nel proprio software, cui in un secondo momento si aggiungono alcuni controllori 'umani'. Ignoriamo quanti siano. Certo è che il gruppo di controllo non è neanche lontanamente paragonabile agli standard presenti ad esempio in paesi come la Cina.

La seconda è che «Facebook non ha un filtro, per questo tipo di segnalazioni “di massa”, reali o strumentali che siano, che tuteli quantomeno le testate giornalistiche. Il che significa che la cosa potrebbe capitare, domani, anche alla Gazzetta dello Sport, a Repubblica, a Libero, al Giornale e via dicendo». Questo è possibile, anche se improbabile almeno per le testate più prestigiose, che difficilmente sparano a 360° sulla politica italiana. Avvalendosi del finanziamento pubblico è ben difficile che non si moderino affatto, almeno su di un versante, o che non abbiano le loro buone entrature nei posti di potere, chiamiamole pure buone "protezioni".Insomma, più i giornali sono indipendenti più danno maledettamente fastidio agli "alti papaveri".

Lizzeri s'interroga anche sul rapporto tra numero di segnalazioni di abuso ricevute e numero di like/share espressi sul dominio de Il Fatto Quotidiano. Il blogger si riempirebbe di stupore qualora il rapporto fosse maggiore di 1 a mille. Ottima domanda: di quante segnalazioni ha avuto bisogno Facebook prima di decidere (lo ricordiamo, in modo automatico) che tutti i link provenienti da un determinato dominio sono da bannare?

Verso le 18 di oggi, grazie a numerosi utenti che hanno segnalato l'impossibilità di condividere i link delle pagine del Fatto, la situazione sembra essersi sbloccata (ma al momento di pubblicare quest'articolo un caso analogo si sta verificando con il link di una video-inchiesta sul G8 di Genova dal sito Informare per resistere, agguerrito giornale online di contro-informazione che da un dominio francese denuncia ogni giorno la pericolosa deriva antidemocratica che ha assunto il Bel Paese da quando nel Palazzo si sono insediati dei politici non eletti nominalmente dagli elettori, bensì nominati da una Casta autoreferenziale (grazie anche al famigerato Porcellum di Robby Calde-roghi).

Una 'corte' che funziona alla stregua dei mass media quando si auto-incensano da soli: prassi molto in voga negli ultimi anni, soprattutto tra i canali del servizio pubblico. Ora a noi risulta che un cosiddetto servizio d'ordine il celebre social forum ce l'ha... quindi rimane il dubbio sul fatto che il problema sia avvenuto per merito di una scarso controllo umano o piuttosto per un (fin troppo solerte) intervento dei controllori assunti per monitorare la creatura di Mr. Zuckerberg. Certo è che se fino a oggi gli utenti si sentivano relativamente liberi di operare come vogliono.

Ma sono in molti, tra chi si occupa di contro-informazione, ad aver subìto più di una volta la rimozione del proprio account senza tanti complimenti da parte di Facebook. E senza neanche ricevere spiegazioni... a noi di Newsphera, ad esempio, circa un  annetto fa è successo con l'opzione di postare foto dall'archivio del nostro computer... funzione che è sparita da un giorno all'altro, senza aver ricevuto la benché minima spiegazione. E senza peraltro averla mai ottenuta indietro. Un comportamento degno dell'antico adagio dove il marito cinese picchia la moglie senza neanche una ragione precisa: sulla (s)fiducia.

È bene si tenga conto che tutta questa libertà che i naviganti percepiscono all'interno di FB in realtà è solo apparente. Provate ad occuparvi di notizie scomode con una certa regolarità senza essere in modalità di connessione protetta (https)... poi ne riparliamo. A chi obiettasse che in fondo Facebook è una compagnia privata con una sua policy da far rispettare ad ogni costo Puliafito fa presente che il social forum sta alla Rete un po' come una compagnia telefonica sta al telefono. È come se ad un gruppo di utenti che avessero utilizzato il telefono per comunicarsi argomenti ritenuti sconvenienti dalla società, venisse tolta la linea ogni qual volta che detti utenti ritornassero a tentare di comunicare sugli argomenti "incriminati".

Viviamo in uno strano paese: dove l'iniziativa privata deve essere tutelata il più possibile, anche laddove ciò implicherebbe il rischio dell'impossibilità di perseguire chi infrange volontariamente le regole collettive. Mentre quando la libertà personale si fa interprete nel denunciare le pratiche illecite, questo può essere osteggiato attraverso le moderne tecniche che il cyber-spazio ci mette a nostra disposizione. Planando su considerazioni di natura complottarda, il blogger del Fatto si chiede cosa accadrebbe nel caso in cui - ammessa e non concessa la presunta innocenza di Facebook (colpevole dunque, nel caso di specie, solo di un illecito preterintenzionale, e non volontario) - uno strumento potente come Facebook (o altri di pari calibro) cadesse nelle mani di qualcuno che fosse men che mai in buona fede?

La Redazione - 22 luglio 2011

pagina 1

 

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