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Al di là del bene e del male

 
9959 - Sei a > L'opinione - 17/08/2011 - di Alex Sfera

Il teatrino della politica italiana


Il teatrino della politica italiana

Scendendo nel pratico: ciascun partito svolge indagini di gradimento e di analisi di ‘mercato’, grazie alle quali studia cosa si aspetta da lui il suo target di riferimento (cioè i suoi potenziali elettori) e allo stesso tempo studia anche qual è la sua percentuale di consenso (reale) e il suo potenziale bacino elettorale su cui far presa, magari ritoccando più o meno la sua immagine a livello mediatico.

A questo punto se tra i lettori c’è qualche militante di vecchia data non può non cominciare ad avere un qualche tipo reazione emotiva, oscillante tra la piena incredulità ed un sano “basta, abbiate pietà: non continuate a rigirare il coltello nella piaga”. Vi è mai venuto in mente che siamo in una sorta d’impasse, poiché non c'è alcuna realtà politica che  nella situazione attuale abbia una soluzione ben chiara in mente? E che in tale contesto ciascuno tenta di restare a galla come può? Non c'è partito che non rischia di affondare: un minimo movimento e si va tutti a mollo. Certo è che chi ha delle rendite di posizione in grado di consentirgli comunque una vita dignitosa, non ha alcuna intenzione di spingere il pedale sull’acceleratore del ricambio generazionale della classe politica… ma intanto c’è chi non riuscendo ad arrivare a fine mese si toglie la vita. E sono sempre di più i casi di questo tipo. È accettabile una realtà di questo tipo? Certo che no.

Vi è mai venuto in mente che siamo in una sorta d’impasse, poiché non c'è alcuna realtà politica che nella situazione attuale abbia una soluzione ben chiara in mente?

Ovviamente i media nazionali obbediscono ai diktat del governo che impone di non sottolineare troppo questi episodi, in modo che la coscienza del telespettatore medio (colui che approfondisce i fatti con lo stesso zelo con cui la casalinga di Voghera segue – a fasi alterne – le puntate di Beautiful mentre prepara il sugo) non abbia a risentirne, e possa così continuare ad essere un elemento sufficientemente produttivo nell’ambito della sua attività.

I media svolgono anche un importante funzione, consistente nel far avvicendare i singoli fatti nella priorità delle agende, in modo che l’attenzione del telespettatore non si concentri su alcuni specifici argomenti, particolarmente importanti, i quali nel caso in cui venissero approfonditi, svelerebbero per intero all’osservatore attento l’orizzonte degli eventi. Meglio dunque non mantenere per troppo tempo sotto gli occhi dei riflettori fatti tropo scomodi e invisi alla serenità dello status quo, che bada all’arrivo dei capitali stranieri nel Bel Paese per aggiudicarsi le ricche commesse con l’usuale aiutino della casta dei servitori politici di cui sopra, che in cambio di mazzette e un congruo numero di voti è pronto a ricompensare generosamente il faccendiere di turno.

E qui arriviamo a bomba, cioè al cuore del sistema. Perché anche i politici, a loro volta, sono al servizio di altri soggetti, ben più potenti. Il Vaticano, soprattutto, che ancor prima di essere l’istituzione ufficialmente preposta alla tranquillità delle anime rappresenta il più esteso potere mondiale, con cui
possono rivaleggiare solo gli Stati Uniti D’America. Questo poiché, al di là dell’influenza politica possiedono entrambi un forte ascendente sulla cultura di massa: il Vaticano con un carisma che neanche i recenti scandali in tema di pedofilia sono riusciti ad affossare. Ciò, peraltro, la dice lunga sul grado di propensione da parte del cattolico a sorvolare sui singoli accadimenti purché l’istituzione-chiesa continui a conservarsi intatta in secula seculorum, per mantenere il credente in uno stato di eterna fanciullezza intellettuale, perfino lontano da una reale spiritualità, esigenza profonda da quando l’uomo è nato, e lasciandolo prigioniero di tutta una ritualità che lascia ben poco spazio alla pratica quotidiana degli antichi precetti cristiani.

Ciascun partito ha insomma un suo raggio d’azione… l’importante è non mettersi mai d’accordo. Ciò infatti vorrebbe dire essere costretti a crescere, raggiungere un'adeguata maturità politica per fare qualcosa di concreto, nell'interesse della Res Publica. Ma loro mica son lì per fare gli interessi nostri, quelli del popolo. Loro hanno imparato tutti da Silvio B.: vendono le proprie idee ma non gli si chieda di metterle in pratica, altrimenti poi il marchingegno potrebbe rivelarsi meno affascinante di come appare ogni qual volta viene decantato ai microfoni mediatici.

I partiti non crescono, e non matura neanche l'opinione pubblica, con la complicità di una televisione per i poveri ("pev i contenuti dovete pagave il canone delle tv a pagamento", direbbe il ministro Tremonti). Talmente l’Italiota è assetato di singolar tenzone (ma anche scontro plurale come si  dice: piatto ricco…) che i partiti fanno a gare non per sbaragliar completamente l’avversario, ma per organizzar duelli rusticani in modo che alla fine il pubblico possa dire: “ non abbiamo concluso niente, però hai visto quante gliene ha dette il mio politico all’avversario? Mamma mia, quanto ho goduto…”

Oggi, poi abbiamo anche i professionisti dell’antipolitica: ogni riferimento a color-che-volano-alto non è casuale: giacché il presente sito si occupa soprattutto di ambiente e diritti umani è impossibile ignorare che, politicamente, le forze contigue a quelle ambientaliste siano quelle dei comunisti dei compagni Ferrero e Diliberto, ed anche il Movimento 5 Stelle, che in più di un’occasione ha appoggiato la difesa dei territori da faccendieri pronti a ‘sfasciare’ la salute dei cittadini italiani pur di perseguire dei progetti molto poco ecosostenibili.

Come abbiamo ricordato molte volte, su  questo sito, all'atto di redigere la Costituzione i nostri padri costituenti, memori dell'esperienza 'censoria' durante il periodo fascista, si premurarono di rinforzare soprattutto quella parte della Carta che tutelasse il diritto di ciascun cittadino di esprimere il proprio libero  pensiero. Conseguenza di ciò è stata la possibilità, per il mondo dell'informazione, di esprimere liberamente qualsiasi opinione politica (anche la più 'ardita') e non necessariamente e aderente alla realtà che ci circonda, nel caso in cui quest'ultima si rivelasse scomoda per un qualche tipo di potere. 

Tale prassi, all'atto pratico, se è vero che garantisce a qualsiasi autore (sedicente o meno) di esprimersi in piena libertà, non garantisce allo stesso modo un informazione oggettiva ad un opinione pubblica che si tiene spesso aggiornata con una disarmante superficialità (molte le scuse: non c'è tempo, c'è il cane da portare a spasso, il jogging per tenersi in forma: insomma, le priorità sono altre). Il manipolatore professionista è lesto nell'approfittarne. Va detto che quest'ultimo non opera in base a chissà quale magia. I giornalisti in malafede raramente affermano il falso. È sufficiente omettere alcuni particolari (rilevanti) ed evidenziarne altri, più propedeutici ai fini che l'autore del pezzo si è prefissato... e il gioco è fatto.     

di Alex Sfera - 17 agosto 2011

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