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9989 - Siete a > Costume e Società - 26/10/2011 - di Alison Weir

La vera storia della creazione di Israele


La vera storia della creazione di Israele

Per capire meglio la richiesta palestinese di entrare a far parte delle Nazioni Unite (ONU), è importante comprendere il vero significato delle operazioni dell’ONU nel 1947 in Israele-Palestina. La rappresentazione comune della nascita d’Israele racconta che l’ONU ha creato lo Stato, che il mondo era a favore di questa mossa e che lo staff governativo USA l’ha spalleggiata. Tutti questi fatti sono errati ed è possibile dimostrarlo.

In verità, mentre l’assemblea generale delle Nazioni Unite auspicava la creazione di uno stato ebreo in parte della Palestina, questa raccomandazione non fu costrittiva e non venne mai implementata dal Consiglio di Sicurezza.
In secondo luogo, l’Assemblea Generale rinunciò a questa raccomandazione solo dopo che coloro che proponevano Israele corruppero numerose nazioni allo scopo di ottenere i due terzi di voti necessari.
Terza considerazione: l’amministrazione USA appoggiò la raccomandazione senza prendere in considerazione i discorsi elettorali interni e sostenne questa posizione nonostante le strenue obiezioni del dipartimento di stato, della CIA e del Pentagono.

Nel 1947 l’ONU si fece carico la questione palestinese, un territorio amministrato dai britannici

La scintilla causata dalla raccomandazione dell’Assemblea Generale provocò una incremento della violenza nella regione. Nei mesi successivi il braccio armato del movimento pro-Israele, che si stava preparando da lungo tempo per la guerra, perpetrò una serie di massacri ed espulsioni in tutta la Palestina, mettendo in pratica un piano che preparava al strada a uno stato a maggioranza ebraica.

Fu questa aggressione armata, unita alla pulizia etnica che spazzò via tre quarti del milione di indigeni palestinesi, che creò lo stato ebraico in una terra abitata dal 95% dai non ebrei prima dell’immigrazione sionista e che, anni dopo l’immigrazione, rimase abitata dal 70% di non ebrei. E, nonostante la leggera patina di legalità che i suoi sostenitori ottennero durante l’Assemblea Generale, Israele nacque a dispetto dell’opposizione degli esperti americani e dei governi del mondo, che furono contrari sia in maniera pragmatica che morale.

Entriamo nello specifico. Sguardo d’insieme sulla raccomandazione per la spartizione dell’ONU
Nel 1947 l’ONU si fece carico della questione palestinese,
un territorio amministrato dai britannici. Circa cinquanta anni prima, si era costituito in Europa un movimento chiamato sionismo politico. La sua intenzione era quella di creare uno stato ebraico in Palestina, buttando fuori gli abitanti cristiani e musulmani che costituivano più del 95% della popolazione e rimpiazzandoli con immigranti ebrei.

Con la crescita di questo progetto negli anni successivi, gli indigeni palestinesi reagirono con attacchi di violenza occasionali i sionisti avevano previsto questo atteggiamento di resistenza: i popoli autoctoni mostrano sempre resistenza quando vengono minacciati di essere espulsi dalla propria terra. In diversi documenti, citati da numerosi storici palestinesi e israeliani, i sionisti discutono la loro strategia: comprare la terra finché tutti gli abitanti precedenti non emigrino oppure, in caso di fallimento, usare la violenza per obbligarli ad andarsene.

Quando lo sforzo economico ottenne come risultato solo una piccola percentuale della terra, i sionisti crearono un certo numero di gruppi terroristi allo scopo di combattere sia contro i palestinesi, che contro i britannici. Il terrorista e futuro primo ministro israelita Menachem Begin si vantò successivamente del fatto che il sionismo aveva portato il terrorismo sia nel Medio Oriente che nel mondo intero.

Alla fine, nel 1947, i britannici annunciarono che avrebbero concluso il loro controllo della Palestina - creata dopo la Prima Guerra Mondiale - attraverso la Lega delle Nazioni e che avrebbero passato la palla all’ONU.
In questo periodo, l’immigrazione sionista e il progetto di acquisizione dei terreni avevano incrementato il numero degli ebrei in Palestina, per farli arrivare al 30% della popolazione, mentre
le proprietà terriere erano passata dall’1 al 6%.
Considerando che un principio fondamentale dell’ONU era
l’autodeterminazione dei popoli, ci si dovrebbe aspettare che essa propugni elezioni leali e democratiche, con cui gli abitanti possano plasmare la propria nazione indipendente.

Invece, i sionisti fecero pressione per una risoluzione dell’Assemblea Generale, con la quale gli fu donato uno sproporzionato 55% della Palestina. (Mentre questo fatto veniva taciuto ai più, i sionisti pianificavano di impossessarsi anche del resto).

L’opposizione dei funzionari USA al piano di spartizione
Il Dipartimento di Stato USA
si oppose strenuamente a questa spartizione, considerando il sionismo contrario sia ai principi fondamentali, che agli interessi americani.
L’autore
Donald Neff
riferì che Loy Henderson, direttore dell’Ufficio degli Affari del Vicino Oriente e dell’Africa al Dipartimento di Stato, scrisse una memoria al Segretario di Stato, mettendo in guardia circa la situazione:
L’appoggio, da parte del governo degli Stati Uniti, per una politica che favorisca l’installazione di uno stato ebraico in Palestina sarebbe contraria ai desideri, per quanto riguarda la forma di governo, della larga maggioranza degli abitanti locali. Inoltre, avrebbe un forte effetto negativo sugli interessi americano in tutto il Vicino e Medio Oriente.

Henderson continuò, enfatizzando:
In questo momento gli USA posseggono un prestigio morale che nessun altro grande potere possiede nel Vicino e Medio Oriente. Noi perderemmo questo prestigio e probabilmente saremmo considerati, per diversi anni, come traditori di quei principi che noi stessi avevamo proclamato durante il periodo della guerra.
Quando i sionisti iniziarono a spingere per il piano di spartizione attraverso l'ONU, Henderson raccomandò fortemente di schierarsi contro la loro proposta. Egli avvisò che tale spartizione sarebbe stata implementata con la forza e aggiunse che “non sarebbe stata basata su alcun principio”.

Continuò scrivendo:
[La spartizione] avrebbe come esito il rendere il problema palestinese permanente e, nei tempi futuri, ancora più complicato. […]
[Le proposte di spartizione] sono in contraddizione assoluta rispetto ai vari principi che stanno alla base della fondazione [dell’ONU], tanto quanto ai principi sui quali si basa il concetto americano di governo. Le proposte, ad esempio, ignorano principi come l’autodeterminazione e il ruolo della maggioranza. Esse, inoltre, riconoscono valori che stanno alla base di una teocrazia razziale e si dilungano in parecchie argomentazioni quali la discriminazione nel campo religioso e razziale.

Henderson non era il solo a suggerire queste raccomandazioni. Scrisse che le sue vedute non erano condivise solo dall’intera Near East Division, ma anche da “ogni membro del Foreign Service o del Dipartimento che aveva lavorato per un tempo considerevole sui problemi del Vicino Oriente”.
Henderson non stava esagerando. Molti, tra gli ufficiali e le varie agenzie, si stavano opponendo al sionismo.
Nel 1947 la CIA
la CIA riferì che la dirigenza sionista stava perseguendo obiettivi che avrebbero danneggiato sia gli ebrei che “gli interessi strategici dei poteri occidentali nel Vicino e Medio Oriente”.  (Continua nella prossima pagina...)

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