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9988 - Siete a > Costume e Società - 26/10/2011 - di Alison Weir

La vera storia della creazione di Israele - pag2


La vera storia della creazione di Israele - pag2

Per capire meglio la richiesta palestinese di entrare a far parte delle Nazioni Unite (ONU), è importante comprendere il vero significato delle operazioni dell’ONU nel 1947 in Israele-Palestina. La rappresentazione comune della nascita d’Israele racconta che l’ONU ha creato lo Stato, che il mondo era a favore di questa mossa e che lo staff governativo USA l’ha spalleggiata. Tutti questi fatti sono errati ed è possibile dimostrarlo.

Truman entra a far parte della lobby pro-Israele
Il presidente Harry Truman, comunque, ignorò questo avvertimento. Il consigliere politico di Truman, Clark Clifford, ritenne che il voto e i contributi degli ebrei fossero essenziali per la vittoria alle imminenti elezioni presidenziali, e che il supporto al piano di spartizione avrebbe captato l’appoggio ebraico. (l’oppositore politico di Truman, Dewey, assunse prese di posizioni simili alle sue per le stesse ragioni).

Il Segretario di Stato George Marshall, rinomato generale della Seconda Guerra Mondiale e autore del Piano Marshall, era furioso nel vedere come le convenienze elettorali avessero la precedenza sulle politiche di interesse nazionale. Condannò quello che definì una “mossa evidente per guadagnare un pugno di voti”, che avrebbe fatto sì che “[l]a grande dignità dell’ufficio del presidente [si sarebbe] seriamente ridotta”.

Marshall scrisse che il parere offerto da Clifford “era basato su considerazioni di politica interna, mentre il problema con il quale si confrontava era internazionale. Ho detto schiettamente che, se il presidente continuasse seguendo il consiglio del signor Clifford e se andassi a votare alle elezioni, voterei contro il presidente”.

Un memorandum interno del Dipartimento di Stato predisse esattamente come Israele sarebbe sorta con un’aggressione armata mascherata da azione difensiva

Henry F. Grady, che era stato chiamato “il soldato americano più adatto alla diplomazia per affrontare il periodo critico della Guerra Fredda”, capeggiò nel 1946 una commissione per elaborare una soluzione della questione palestinese. Grady scrisse posteriormente sulla lobby sionista e il suo effetto dannoso per interessi nazionali degli Stati Uniti. Grady sostenne che, senza la pressione sionista, gli USA non avrebbero avuto “un futuro negativo con gli stati arabi, che avevano un’importanza strategica nella nostra ‘guerra fredda’ contro i sovietici”. Descrisse anche il potere decisivo della lobby:

Ho avuto una buona esperienza con le lobby, ma questo gruppo ha svolte le proprie operazioni laddove le mie esperienze erano terminate. […]Avevo capeggiato un certo numero di missioni governative, ma in nessuna avevo avvertito una tale slealtà… [N]egli USA, da quando non c’è forza politica che possa controbilanciare il sionismo, le loro campagne sono destinate ad essere decisive.
Anche l’ex Sottosegretario di Stato Dean Acheson si oppose al sionismo. Il biografo di Acheson scrisse che egli “si dispiaceva che l’occidente dovesse pagare un prezzo così alto per Israele”. Un altro autore, John Mulhall, registrò l’avvertimento di Acheson:
Trasformare [la Palestina] in uno stato ebraico, capace di ricevere un milione o più di immigranti, inasprirebbe il problema politico e metterebbe in pericolo non solo l’America ma tutti gli interessi occidentali nel Vicino Oriente.

Anche il Segretario della Difesa, James Forrestal, provò senza di successo a opporsi ai sionisti. Fu offeso dal fatto che la politica mediorientale di Truman era basata su ciò che lui definiva “squallide proposte politiche”, affermando che “la politica USA dovrebbe essere basata su interessi nazionali e non su considerazioni di politica interna”.
Forrestal rappresentava anche le vedute generali del Pentagono quando affermò che “a nessun gruppo, in questa nazione, dovrebbe essere permesso di influenzare la nostra politica al punto di poter danneggiare la nostra sicurezza nazionale”.

Una relazione del Consiglio Nazionale di Sicurezza avvertì che l’agitazione palestinese stava danneggiando gravemente la sicurezza degli USA. Un confuso resoconto della CIA sottolineò l’importanza strategica del Medio Oriente e delle sue risorse petrolifere.
In modo analogo,
George F. Kennan, direttore del Dipartimento di Stato per l’elaborazione del programma, emise un documento top-secret in 19 gennaio 1947, che
sottolineò l’enorme danno causato agli USA dal piano di spartizione (“Report by the Policy Planning Staff on Position of the United States with Respect to Palestine”).
Kennan mise in guarda rispetto al fatto che “l’importante concessione petrolifera USA e i diritti per le basi aeree” potevano andare perduti a causa dell’appoggio USA alla spartizione ed avvertì che l’URSS avrebbe guadagnato parecchio dal piano di spartizione.

Kermit Roosevelt, nipote di Teddy e leggendario agente d’intelligence, fu un altro individuo profondamente disturbato dagli eventi. Riportò:
Il processo con il quale gli ebrei sionisti erano stati capaci di promuovere l’appoggio americano nella spartizione della Palestina dimostra la necessità vitale di una politica estera basata sugli interessi nazionali piuttosto che privati […]. Solo quando gli interessi nazionali degli Stati Uniti, nei loro termini più alti, hanno la precedenza su tutti gli altri aspetti, si può elaborare una logica e lungimirante politica estera. Nessun dirigente politico non-americano ha il diritto di coinvolgere gli interessi statunitensi per guadagnare voti privati. […]
Il corso presente della crisi mondiale obbligherà sempre di più le forze americane alla consapevolezza che i loro interessi nazionali e questo fatto dello stato ebraico in Palestina sono due elementi che finiranno per portare a un conflitto. È auspicabile che i sionisti americani e i non sionisti stessi arrivino a delle frizioni quando si scontreranno con la realtà del problema.

Il capo della divisione del Dipartimento di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, Gordon P. Merriam, allertò sulla questione morale del piano di spartizione:
Il sostegno USA alla spartizione della Palestina come soluzione a questo problema può essere giustificato solo sulla base del consenso arabo e ebraico. Altrimenti, dovremmo violare il principio di autodeterminazione scritto nel Patto Atlantico, nella dichiarazione dell’ONU e nell’atto di fondazione delle NU, un principio fortemente presente nella nostra politica estera. Anche una sola determinazione delle NU a favore della spartizione sarebbe, in assenza in tale consenso, una mistificazione e violazione del suo patto di fondazione.
Merriem aggiunse che, senza consenso, si sarebbero verificati “spargimenti di sangue e caos”, una predizione tragicamente accurata.

Un memorandum interno del Dipartimento di Stato predisse esattamente come Israele sarebbe sorta con un’aggressione armata mascherata da azione difensiva.
Gli ebrei saranno i veri aggressori degli arabi. Nonostante ciò, reclameranno il fatto di star semplicemente difendendo i confini di uno stato tracciato dalle NU […]. Nel caso gli arabi venissero aiutati dall’esterno, gli ebrei si rivolgerebbero al Consiglio di Sicurezza, dichiarando che il suo stato è stato oggetto di un’aggressione armata e userebbero ogni mezzo per oscurare il fatto che è stata una loro aggressione che ha causato il contrattacco.
Il viceconsole americano
William J. Poter previde un’altra conseguenza del piano di spartizione: nessun stato arabo sarebbe stato creato in Palestina. (Continua nella prossima pagina...)

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