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9987 - Siete a > Costume e Società - 26/10/2011 - di Alison Weir

La vera storia della creazione di Israele - pag3


La vera storia della creazione di Israele - pag3</font> 
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Per capire meglio la richiesta palestinese di entrare a far parte delle Nazioni Unite (ONU), è importante comprendere il vero significato delle operazioni dell’ONU nel 1947 in Israele-Palestina. La rappresentazione comune della nascita d’Israele racconta che l’ONU ha creato lo Stato, che il mondo era a favore di questa mossa e che lo staff governativo USA l’ha spalleggiata. Tutti questi fatti sono errati ed è possibile dimostrarlo. In verità, mentre l’assemblea generale della NU auspicava la creazione di uno stato ebreo in parte della Palestina, questa raccomandazione non fu costrittiva e non venne mai implementata dal Consiglio di Sicurezza.

In verità, mentre l’assemblea generale della NU auspicava la creazione di uno stato ebreo in parte della Palestina, questa raccomandazione non fu costrittiva e non venne mai implementata dal Consiglio di Sicurezza.
L’influenza pro-Israele sui membri dell’Assemblea Generale

Quando fu chiaro che la raccomandazione per la spartizione non poteva ottenere i due terzi dei voti richiesti dall’Assemblea Generale per l’approvazione, i sionisti pressarono per una proroga della votazione. Poi, utilizzarono questo periodo di tempo per convincere numerose nazioni a votare per questa raccomandazione. Varie persone descrissero successivamente questa operazione.
Robert Nathan, un sionista che aveva lavorato per il governo USA e che era particolarmente attivo nell’organismo ebraico, scrisse successivamente: “Abbiamo usato ogni mezzo a nostra disposizione”, per esempio dichiarare a certe delegazioni che i sionisti avrebbe utilizzato la loro influenza per bloccare gli aiuti economici a ogni nazione che non avrebbe votato dalla parte giusta.
Un altro sionista dichiarò con orgoglio: “Ogni pista fu meticolosamente analizzata e utilizzata. Anche la più piccola o la più lontana delle nazioni fu contattata e corteggiata. Nulla fu lasciato al caso.”

Il 29 novembre 1947 venne approvata la risoluzione 181, quella della spartizione. Nonostante sia spesso citata, il suo impatto legale (se poteva essercene uno) fu limitato.

Il finanziere e consigliere presidenziale di lungo periodo Bernard Baruch disse che la Francia avrebbe perso l’appoggio degli Stati Uniti se avesse votato contro la spartizione. L’Assistente Operativo alla Casa Bianca, David Niles, organizzò una pressione sulla Liberia tramite il magnate della gomma Harvey Firestone, che disse al presidente liberiano che, se non avesse votato a favore della spartizione, avrebbe annullato il suo piano d’espansione economica. La Liberia votò a favore.

Ai delegati dell’America Latina fu detto che il progetto di costruzione dell’autostrada pan-americana sarebbe stato accettato più facilmente se avessero votato sì. Le mogli dei delegati ricevettero pellicce di visone (la moglie del delegato cubano la restituì) il presidente del Costa Rica, Josè Figueres, ebbe un assegno in bianco. Ad Haiti fu promesso un aiuto economico se avesse cambiato il suo voto iniziale di opposizione alla spartizione.
Felix Frankfurter, membro sionista di lungo corso della Suprema Corte di Giustizia, assieme a dieci senatori e al consigliere domestico di Truman, Clark Clifford, minacciò le Filippine (sette sentenze pendevano sulle Filippine al Congresso).

Prima del voto, il delegato filippino aveva pronunciato un appassionato discorso contro la spartizione, difendendo l’inviolabile “diritto primordiale della popolazione a determinare la propria politica futura e a preservare l’integrità territoriale della loro terra nativa”.
Continuò dicendo che non poteva credere come l’Assemblea Generale avrebbe potuto sancire un fatto che avrebbe rimesso il mondo “sulla strada dei pericolosi principi dell’esclusività razzista e degli arcaici documenti dei governi teocratici”.

Ventiquattro ore dopo, per l’intensa pressione sionista il delegato votò a favore della spartizione.
La delegazione USA alle NU fu così indignata quando Truman insistette nell’appoggio alla spartizione, che il direttore del Dipartimento di Stato per gli Affari NU fu mandato a New York per evitare che i delegati rinunciassero in massa.

Il 29 novembre 1947 venne approvata la risoluzione 181, quella della spartizione. Nonostante sia spesso citata, il suo impatto legale (se poteva essercene uno) fu limitato. Le Risoluzioni dell’Assemblea Generale, diversamente da quelle del Consiglio di Sicurezza, non sono legate agli stati membri. Per questa ragione, la risoluzione necessitò che “il Consiglio di Sicurezza prendesse le misure necessarie per fornire al piano la sua implementazione”, cosa che il Consiglio non fece mai. Legalmente, la risoluzione dell’Assemblea Generale fu solo una raccomandazione e non creò nessuno stato.

Quello che fece, comunque, fu incrementare i conflitti palestinesi. Con il passare dei mesi (e prima che Israele avesse pianificato l’inizio della guerra di fondazione), i sionisti avevano obbligato 413.794 persone a uscire dal paese. Le unità militari sioniste si erano preparate di nascosto per la guerra prima del voto dell’ONU e avevano comprato armi in notevole quantità, alcune grazie a una vasta rete di operazioni militari illegali all’interno degli Stati Uniti sotto gruppi di facciata.
L’ONU riuscì a creare un provvisorio e molto parziale “cessate il fuoco”. Un mediatore svedese all’ONU, che aveva precedentemente salvato migliaia di ebrei dai nazisti, fu mandato a negoziare la fine delle violenze. Gli israeliani lo assassinarono, e Israele continuò quella che fu chiamata “guerra d’indipendenza”.

Alla fine di questa guerra, grazie a una forza militare superiore a quella degli avversari e alla spietata applicazione di tattiche per espellere la maggior quantità possibile di non ebrei, Israele venne in possesso del 78% della Palestina.
Furono perpetrati almeno 33 massacri di cittadini palestinesi, la metà di questi prima che un singolo plotone arabo entrasse nel conflitto centinaia di villaggi furono svuotati e rasi al suolo e fu incaricata
una squadra di cartografi per dare a ogni città, villaggio, fiume e collina un nuovo nome ebraico. Tutte le vestigia di insediamenti, storia e cultura palestinese furono cancellate dalle storia, uno sforzo che ha quasi raggiunto il suo scopo.

Israele, che si dichiara l’“unica democrazia del Medio Oriente”, decise di non dichiarare i confini ufficiali o scrivere una costituzione, una situazione che continua ancor oggi. Nel 1967 si appropriò di ancora altra terra palestinese e siriana, ora territorio occupato illegalmente, fino a che l’annessione della terra conquistata con la forza militare non fu posta fuori legge dal moderno diritto internazionale. Israele ha continuato una campagna di crescita, acquisizione e confisca illegale di territorio attraverso l’uso dell’esercito, che dura tuttora.
Ogni israeliano, come ogni palestinese, è legalmente e moralmente titolare di un numero di diritti umani.
Dall’altro lato, il decantato “diritto di esistere” dello stato israeliano è basato su un presunto “diritto” derivato dalla forza, un concetto arcaico che le convenzioni legali internazionali non riconoscono e che, di fatto, proibiscono in modo specifico.

di Alison Weir - Fonte: The Real Story of How Israel Was Created - 11 ottobre 2011
(Traduzione di Carlo Tregambe per comedonchisciotte)

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