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Al di là del bene e del male

 
9955 - Sei a > L'opinione - 17/12/2011 - di Alex Sfera

Lettera aperta a Paolo Barnard


Lettera aperta a Paolo Barnard

Caro Paolo,
stiamo seguendo con vivo interesse la tua polemica con Giulietto Chiesa, che il sito online Comedonchisciotte riporta per intero (anche grazie all’amorevole sollecitazione dei suoi lettori) in particolare abbiamo letto con attenzione il tuo reply dal titolo ‘Scorregge[1] della Storia sotto i tacchi del Vero Potere’, con cui rispondi punto per punto alle presunte inesattezze, di cui - secondo te – Chiesa sarebbe responsabile.

La presente è non già per confutare la tua autorevolezza e la tua competenza riguardo alla materia in questione (noi a malapena riusciamo a galleggiare nell’abc della macroeconomia, e ci sostiene solo l’intima convinzione che i neoclassici sono da ricovero immediato), quanto piuttosto per richiamare la tua attenzione sullo stato dell’arte italiano. Che è DRAMMATICO. Tieni conto, caro Barnard, che il tuo percorso professionale è profondamente diverso da quello di Giulietto Chiesa. Diciamo questo poiché, da osservatori esterni, abbiamo la netta sensazione che siate entrati in una sorta di loop perverso, in cui ciascuno dei due gioca a dimostrare di essere il più “puro” che dovrà epurare l’altro. E vista e considerata la situazione di merda (pardon per il francesismo) in cui il Bel Paese si trova, non ci sembra proprio un lusso che possiamo permetterci.

Tieni conto, caro Barnard, che il tuo percorso professionale è profondamente diverso da quello di Giulietto Chiesa.

E allora: entrambi avete alle spalle un ricco C.V. come giornalisti professionisti. Mentre però Chiesa ha maturato la propria identità culturale soprattutto in ambito politico, tu invece – ancorché dotato di una preparazione psicologica di livello universitario, che quindi dovrebbe averti forgiato ad apprendere le più recondite debolezze dell’animo umano ti sei poi dedicato all’approfondimento dei temi economici, ance attraverso inchieste decisamente scomode per lo status quo. Onore al merito.

Inutile dire, quindi, che il vostro pensiero critico tutto dovrebbe fare fuorché sprecarsi in codesti duelli cavallereschi, danzati in punta di penna, acciocché il lettore goda dei virtuosismi di cui entrambi siete validi interpreti. Gran bella disfida, certo… peccato che intanto il sistema Italia è in mano alla tecnocrazia finanziaria. E ci pare che, anche se vi accapigliate intensamente sui conti della serva o su chi è stato il soggetto politico o economico che ha permesso di arrivare al “bel” risultato finale (ossia al caos globale dei mercati), almeno su un punto andiamo tutti d’amore e d’accordo: i guai che abbiamo in corso dobbiamo risolverli nel più breve tempo possibile. Altrimenti la randellata che il buon cyber-gesuita Mario Monti ci ha già assestato – con manovra lacrime e sangue – non sarà stato che un leggero spuntino, foriero di ben più pesanti mazzate.

Vorremmo darvi un consiglio, poiché da esterni e non coinvolti emotivamente nelle “puncicate” che con tanto amore vi dispensate l’un l’altro, vediamo i rischi insiti nella mancanza di un sereno dialogo tra le due vostre concezioni. Tra le altre cose siete tra i pochissimi pensatori che l’opinione pubblica vede ancora procedere a testa dritta, e tra un sospiro e l’altro dice a se stessa: “E questi, quand’è che se li compreranno?” È ormai chiaro a molti che mentre Chiesa vede nell'Impero americano l'origine di tutti i mali, in questo sicuramente spinto da una suo substrato ideologico, eco dei lontani equilibri da Guerra Fredda, tu allarghi invece il focus all'intero sistema finanziario, sfuggito a qualsiasi controllo e ammonisci le folle dall'anarco-capitalismo che avanza selvaggiamente, fino a mettere in ginocchio le economie di intere nazioni. Il mercato non ha più bandiere: in esso le forme Stato stanno confluendo e ad esso stanno rapidamente cedendo ogni sovranità statutaria... le istituzioni sono ormai troppo deboli per ribellarsi allo strapotere dei mercati governati dalla mano invisibile. Orbene: costruite un rapporto, posto che una persona intelligente comprende bene l'importanza di una qualsiasi politica avveduta, di armonizzare il più possibile delle strategie d'impianto liberale con altre di matrice socialista.

Ma santo cielo, è chiaro che avete un obiettivo comune, che è quello di agire in nome di quel  senso etico che sfugge ai Chicago boys. Una morale che – bontà vostra – ancora non avete gettato alle ortiche… quando invece la maggior parte dei “borghesi”, come li chiama Barnard, si sono già abituati a delle massicce dosi di cinismo quotidiano, sì da assuefare anche la più retta delle coscienze. Non è quindi il caso di gettare le basi per una proficua collaborazione? Due intellettuali onesti potrebbero superare i rispettivi vincoli culturali, posto che – per l’appunto – riscontrano nell’atteggiamento dell’altro non la malafede, bensì delle inesattezze nelle analisi, determinate da alcuni stereotipi, magari originati da esperienze che appartengono ad esperienze culturali radicalmente differenti? Noi pensiamo di sì.  

Diciamo questo non solo perché il vedervi uniti in un’azione sinergica, sia pure fatte salve alcune zone franche, nell’ambito delle quali rivendicare la propria originalità di pensiero, darebbe a noi comuni mortali un motivo di conforto, mentre assistiamo ad una classe dirigente che ha deciso – in completa autonomia – di governarci in base alla primazia dei mercati anziché all'etica di un moderno stato di diritto. Ci preoccupa altresì questa torre d’avorio nella quale sembri esserti rinchiuso, rifiutando con sdegno il dialogo con altre opinioni, manco ti appestassero alla stregua di un temibile morbo.

Sei visibilmente scosso e turbato... e questo fa male anche e soprattutto a chi vorrebbe vedere i  principi della tua battaglia trionfare. Tutti hanno visto le condizioni emotive in cui sei immerso negli ultimi tempi: critichi il blogger Claudio Messora perché quando siete stati entrambi ospiti, nella trasmissione di Matrix, lo hai visto porsi di fronte all’interlocutore facendo uso di alcune astuzie, che giustamente definisci ipocrisie ma perché, il sistema non è forse ipocrita? Quanto si dura, all'interno del piccolo schermo? Per quanto tempo si può parlare (e non essere defenestrati) senza alcun filtro? Non è possibile, lo sai… anche perché chi lavora e opera quotidianamente all'interno del corporate media system ha finito con il convincersi delle stesse assurdità che da anni va propinando alla sua audience: per sopravvivere non può fare altro che continuare a mentire. Alcuni, poi, particolarmente organici al sistema, non saprebbero neanche concepire la vita senza quei teoremi che dentro di loro sono ormai diventati delle certezze monolitiche. Scrollarseli di dosso significherebbe dover affrontare una loro fragilità umana di abissale profondità. Naturale, dunque, che il terrore s’impossessi della loro mente ogni qualvolta anche solo il pensiero di un "outing" intellettuale dovesse balenargli nella testa. Neanche morti.

Non di meno, Messora evidentemente non scorda mai che anche un singolo passaggio (suo, tuo o di Chiesa) in televisione imprime ad una qualsiasi argomentazione una diffusione che purtroppo neanche il sito più mirabolante e fantasmagorico del web riuscirebbe mai far avere ad un qualsiasi giornalista. Sono ancora troppe le persone che non mettono il becco tra le pieghe della Rete, e anche questo tu lo sai. La posta in gioco, qui,  che è molto alta, non permette a chi ha intenzione di informare l’opinione pubblica (ricordatevi la “first mission” di un bravo giornalista: essere una sentinella della libertà… e della democrazia) di continuare a perdere tempo in acrobatiche dissertazioni di stile per dimostrare la propria perizia, onde rispedire al mittente ogni più piccolo tentativo di smontare le vostre tesi e le vostre denunce sul golpe finanziario in atto.

Hai ragione, quando dici che Occupy Wall Street è orientato da qualche scaltro banchiere, che ha mangiato la foglia e ora cerca di pararsi il culo predisponendo i propri futuri business sull’onda dei mercati di domani, quando gli scenari globali saranno stati interamente ridisegnati e i conquibus non si faranno più grazie ai modelli matematici di trading che calcolano in tempo reale le fluttuazioni finanziarie, ma magari – se Dio vuole – su qualcosa di più proficuo per tutta quella gente che sta alla base della piramide sociale: vale a dire la condivisione della conoscenza. Tu sei consapevole che nessun paradigma ideologico funzionerebbe mai, qualora si avesse l’ardire di volerlo applicare in valore assoluto, in modo “puro”. Sei consapevole che una società è una costruzione complessa, e richiede un’armonizzazione di differenti approcci affinché si mantenga in equilibrio.

Tieni a mente (riteniamo tu abbia le competenze psicologiche per farlo) che non tutti hanno un orizzonte degli eventi come il tuo: e chi si appassiona di politica, spesso, in fondo al cuore è sospinto da ideali molto nobili. Tutti i compromessi pratici che realizza, o le "sbavature" analitiche, le accetta esclusivamente in base alla convinzione (magari un po’ infantile) che le sue mani si stanno sporcando sempre in vista di scopo più alto rispetto ai suoi interessi egoistici: consegnare ai posteri un mondo migliore. La “vision” del politico, quindi, non può fare a meno dello “scanner” dell’analista puro... e viceversa.

Buon lavoro ad entrambi.
di Alex Sfera - 18 dicembre 2011

____o°O°o____

1. Con il poco edificante appellativo di ‘scorregge’, Barnard intende qui riferirsi a tutti quegli ignari cittadini che, da profani della materia economica, cercano di orientarsi nella babele dei vari ‘guru’ dell’opposizione extraparlamentare, i quali pontificano dai loro siti (più o meno complottisti) senza però – a suo dire – riuscire ad analizzare gli eventi con quella lucida cognizione di causa che è richiesta agli analisti economici. Mancando delle sufficienti basi “tecniche”, il popolo bue deve per forza di cose fare, come si suol dire, “opera di fede” e sperare che il complottardo di turno abbia fatto centro nell’essenza della propria disamina economica.

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