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9973 Siete a > Speciali e Inchieste - 10/01/2012 - della Redazione

Case popolari: proibite a pensionati e precari
Il prezzo è buono ma... solo per chi dispone di un buon reddito.


Case popolari: proibite a pensionati e precari <br></font>
<b><font face="Tahoma" size="2" color="#000000">Il prezzo è buono ma... solo per chi dispone di un buon reddito.</font></b>

I tassi elevati praticati dagli istituti di credito rendono la rata del mutuo non accessibile alle classi sociali più disagiate. Un grande affare per le banche interessate. Le operazioni portate avanti dall'ente ATER di Roma seguono percorsi poco trasparenti e al limite della legalità. L’esempio preso in esame riguarda una persona che ha un reddito di circa 800 euro mensili e un lavoro precario.

Può essere applicato in larga misura a pensionati che si trovano al minimo, e comunque intorno ai 700/800 euro, corrispondenti alla stragrande maggioranza dei residenti nelle case popolari. La proposta viene fatta ad un inquilino di un appartamento di circa 50 mq, il cui valore è stato determinato dal Ministero delle Finanze, Agenzia del Territorio di Roma, e quantificato in € 53.855,00. E la cui offerta di acquisto si riduce a € 37.659,00 poiché tiene conto delle riduzioni del diritto di prelazione (art 28 legge 513 - 77.pdf) che comporta una detrazione pari a 1,5 % per 20 anni, che viene quantificato in € 16.156 . All’importo di 37.659,00 può essere detratto un 10 per cento se il pagamento viene fatto in contanti. Poi però vanno aggiunti 630 euro per spese di amministrazione e una spesa per il tecnico che dovrà rilasciare la certificazione di conformità dell’appartamento. La spesa è a totale carico dell’inquilino.

Si impone di decidere l’acquisto entro 30 giorni, mentre la legge parla di sei mesi. C’è il tentativo di indurre le persone a sopportare anche grossi sacrifici pur di acquistare, e gli inquilini non vengono sufficientemente informati circa il diritto di rimanere in affitto.

La legge Regionale n 11/2007 prevede ulteriori sconti sul prezzo di vendita in funzione della composizione del nucleo famigliare e dalla derivazione del reddito: se si è dipendenti o pensionati si ha diritto ad una ulteriore detrazione. L’Ater, pur descrivendo questa eventualità nelle prime pagine, fissa i prezzi al massimo nel quadro riassuntivo. Non viene messa in evidenza la quasi certa diminuzione (fig 1 ): - stiamo parlando di case popolari e gli abitanti sono quasi tutti lavoratori dipendenti o pensionati. A meno che non si sia voluto tenere conto che i cosiddetti lavoratori a progetto, super sfruttati, a 5 euro l'ora, non siano categorie non aventi diritto solo perché non risultano dipendenti non possono usufruire della detrazione prevista?

Nel caso in oggetto la detrazione sarebbe di un ulteriore 10% in meno.
Non è chiaro il motivo per cui i prospetti che riportano la determinazione del prezzo, alle voci detrazioni per lavoro dipendente o pensione,
siano stati lasciati in bianco (fig1) e la cifra complessiva senza questa detrazione - quasi sicuramente da inserire - a prima vista risulta notevolmente più alta.

Le cifre sopra descritte, quindi, per effetto di questa detrazione vanno così riviste. L’importo risulta di 37.659 – 3.765= 33.894 euro, questo è il costo a carico dell’inquilino, riconosciuto come lavoratore dipendente o pensionato. In tal modo si modifica notevolmente il quadro che ne deriva. Si avrebbe un acconto di contante del 30 % pari a € 10.168,00 con un restante da rateizzare di € 23.726 Mentre senza la detrazione - come nel prospetto recapitato al nostro inquilino tipo ( fig 1 ) la quota contanti stabilita nell’offerta, che è del 30 % di 33.894,00 corrisponde a € 10.168,00

Il nostro studio prende in esame l’eventualità che l’inquilino non disponga della somma in contanti e chiede perciò di acquistarla con un mutuo. Da precisare che per quanto concerne i mutui concessi dalle banche, circa l’acquisto di una casa popolare, a causa dell'effetto della legge 513/77 è prevista la copertura statale, e un istituto di credito non rischia nulla per il denaro anticipato. In questa analisi vogliamo evidenziare tutte le anomalie del progetto di capitalizzazione iniziato a partire dal 1977 e portato avanti dal parlamentare, prima, e ministro poi, Renato Brunetta. Nelle intenzioni del progetto la dismissione degli alloggi avrebbe dovuto recuperare risorse economiche da reinvestire in nuovi alloggi popolari, senza ridurre gli attuali servizi erogati dai comuni e senza aumentare le tasse ai cittadini. La legge è molto chiara, in alcuni punti si precisa che: …l'onere a carico del mutuatario non superi il tasso agevolato di interesse stabilito dalla legge per il periodo di ammortamento… E che il periodo venga fissato a 10 anni.

Roma - Case popolari in Via Donna Olimpia

Quando furono stabiliti questi parametri - poi successivamente rivisti negli anni 2006/2007 - l’inflazione era pari all' 1,8 % e i tassi dei mutui erano a 10 anni dall' 1,20% all' 1,00%.
E' evidente che un mutuo erogabile
all’1,2 % avrebbe comportato una rata decisamente molto più bassa dell’8 %. Ma non si capisce il perché si è scelto di offrire l’acquisto, agli sfortunati inquilini, nel periodo più sfavorevole dal punto di vista degli oneri d’interesse e molto favorevole invece ai tassi praticati dalle banche, che prendono i soldi all’1 % dalla BCE e li rivendono all’8 %. La Legge della Regione Lazio n. 11/2007. fissava il tasso d’interesse al 2,5 % e rendeva possibile una rateizzazione sostenibile dalle famiglie disagiate e a basso reddito, con una previsione di spesa mensile di 157,45 euro, applicando tutte le detrazioni. Mentre dai prospetti inviati dall’Ater con un tasso all'8 % comporta una rata di 320 euro al mese per 10 anni.


Sommando tale rata ai canoni di spese fisse mensili di condominio per riscaldamento, acqua, ascensore e pulizie periodiche delle parti condominiali, che sono di circa 100 euro, si arriva ad un totale di 420 euro al mese. Si può notare immediatamente che un tale costo non potrebbe essere sostenibile da nessuno degli inquilini presi in esame. Mentre è altresì palese il grosso affare della banca, che avrebbe un ritorno economico a fronte di un capitale erogato di euro 16.702 - nel caso previsto con detrazione per lavoro dipendente o pensione - di euro 7.614. Un introito, di quasi la metà dei soldi dati in prestito. Mentre con il prezzo pieno – cioè senza detrazione - si avrebbe un introito di 12.031 euro, dato un capitale erogato di 26.388 euro.

Una rata di 157 euro mese – tale sarebbe stata con un tasso al 2,5 % - era proponibile alla maggior parte degli inquilini dell’Ater di Roma ma certamente sarebbero proibitivi i 320 euro proposti. I criteri sociali si riscontrano nello spirito della legge Regionale: peccato che quando si lasciano liberi gli “squali” il valore della "socialità" sparisce e allora i tassi diventano dell'8%.
Ovvero: un mutuo
garantito dallo stato dovrebbe essere a tasso agevolato. Non può seguire la legge di mercato, che peraltro non è all’ 8 % come è stato proposto, ma vanno dal 4,5 % al 6,5 % e sono tassi praticati anche da alcune società finanziarie. Inoltre nella comunicazione dell’Ater inviata a tutti i potenziali acquirenti non compare alcun accenno a quanto viene ben evidenziato nella legge della Regione Lazio n. 11/2007. Viene citata la legge come riferimento ma ci si guarda bene dal precisare che

L’ACQUISTO E’ ASSOLUTAMENTE VOLONTARIO. CHI NON ACQUISTA
MANTIENE IL DIRITTO A PERMANERE NELL’ALLOGGIO IN QUALITA’ DI INQUILINO

Se questa precisazione fosse stata messa in bella evidenza, sicuramente avrebbe evitato a tutte le persone già in difficoltà nel “tirare avanti” l’angoscia del proprio futuro abitativo. Anche il termine fissato a 30 giorni viene contraddetto dalla validità di 6 mesi della delega (vedi fig2 ) per richiedere la planimetria catastale dell’immobile firmata dal dirigente responsabile Dott. Rodolfo Mari, che consente all’interessato di presentarsi in sua vece. Anche qui, non si capisce perché si concede un termine di 6 mesi in netta contraddizione con l’imposizione di aderire alla proposta entro 30 giorni. Il pensionato anziano, il precario, sono delle categorie sociali che non hanno sicurezze, e dovrebbero essere particolarmente rassicurati dalle istituzioni. Non dovrebbe essere permesso ad un Ente come l’Ater di comunicare un prospetto allo stesso modo di come viene comunicato da una banca.

L’ater si è limitato alla citazione della legge, riassumendo i dati nella versione meno favorevole, e questo non va affatto bene. Da un Ente ci si aspetterebbe una sensibilità sociale che non vediamo, anzi: si osserva un modus operandi che ha il sapore di un vero e proprio terrorismo economico, e si consente alle banche di tuffarsi nell'affare praticando interessi alti. I costi degli appartamenti, bassi per effetto del diritto di prelazione, rendono appetibile l'acquisto, ma non è giusto che le banche si approfittino delle agevolazioni sovraccaricando il massimo fino a praticare tassi da usura. Noi della redazione di Newsphera abbiamo svolto una ricerca sulle informazioni che stanno circolando in rete, e che riguardano la dismissione delle case popolari. Purtroppo dobbiamo constatare che sono scarsissime: dalle associazioni dei consumatori ai partiti, nessuno si sta occupando d'informare a sufficienza i cittadini.

Pertanto, cari
signori pensionati e precari a 800 euro... rassicuratevi: nessuno vi caccerà da casa.
E gli
aumenti futuri, quando ci saranno, potranno essere del 5-10-15 o del 20 per cento, ma riguarderanno la sola voce "affitto". E comunque gli aumenti saranno ancorati ad una inflazione futura che si spera contenuta. Mentre a tutti quelli che si son fatti bene i conti su quanto possa derivare da un affitto di 60 euro al mese - pari a 720 euro annui - rispetto ad un capitale immediatamente incassabile, diciamo che staremo a vedere come saranno impiegate queste risorse. Sappiamo che un capitale di 37.000 euro se investito può rendere subito 2.590 euro all’anno (tasso rendimento al 7% ) - sono ben note le operazioni di acquisto dei B.O.T. al 7% da parte delle banche. Ma questi... sono soldi pubblici!

E' chiaro che chi sta portando avanti l’operazione, ha tutta l’intenzione di far cassa. Lo sconto del 10% a chi acquista in contanti è significativo. Mentre non si nota alcun interesse a rate di 15/20 anni con importi più contenuti. Omettere d’informare il diritto a rimanere nell’alloggio, viaggia nella stessa direzione. Si vuole impaurire l'inquilino, onde farlo decidere nel più breve tempo possibile. Anche aver stabilito un termine massimo di 30 giorni, pena l’archiviazione, quando la legge ne prevede 180, va nella stessa direzione: incassare presto. Ci sono dei termini consoni per definire quei soggetti che si comportano in un modo così vergognoso: approfittatori, collusi con le banche, disonesti! Siamo tutti molto (ma molto) indignati! Per non dir di peggio...

La Redazione - 10 gennaio 2012

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