HOME PAGE        FOTOGALLERY     CONTATTI       VIDEO         ARCHIVIO        REGISTRATI         DOWNLOAD     COMMENTI       CHI SIAMO

                   A R E A   ISCRITTI

   E-mail  Password   

    
        16-11-2015. | THE NEWSPHERA BLOG
             SOMMARIO
  L'OPINIONE
  Politica
  Notizie dal mondo
  Arte e Cultura
  Economia e Finanza
  Tecnologia
  Salute e Benessere
  Costume e società
  Speciali e Inchieste
  Video
  Social Network
            RUBRICHE
  Malasanità
  Osservatorio Sociale
  Giustizia e Sicurezza
  Diritti Umani
  Guerre senza Pace
  Unione Europea
  Camera e Senato
  Istruzione
  Consumo Critico
  Media-Mente
  Ambiente
  Scienze
  Gossip 
  Cinema e Teatro
 

 

          NOVITÀ!

Download software free

Test ADSL
Misura gratuitamente la velocità del tuo sito

(c) speedtest-italy.com - Test ADSL

  Autori      

 

 

 

    

Al di là del bene e del male

 
9976 - Siete a > Giustizia e Sicurezza - 05/02/2012 - di Alex Sfera

Sentenza shock della Cassazione: niente carcere per il branco in attesa di giudizio


Sentenza shock della Cassazione: niente carcere per il branco in attesa di giudizio

C’è una sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione, pronunciata venerdì scorso, che sta infiammando l’opinione pubblica. E a ragione. Con una decisione shock la suprema Corte ha stabilito che per i responsabili di violenza di gruppo potranno essere emesse misure cautelari diverse dal carcere.

In Rete si è scatenata la rabbia della gente, mentre su Facebook gli utenti solidarizzano sia con le vittime presenti che per quelle passate, riesumate per l’occasione dallo sciacallaggio mediatico che abbonda nel web e ha buon gioco nel trascinare vigliaccamente l’indignazione popolare sul terreno della pura emotività, per mezzo di proclami vendicativi atti a nutrire i sentimenti negativi di quanti in buona fede s’immedesimano nelle vittime e partecipano al loro dolore, maturando odio nei confronti di decisioni così ingiuste da parte delle istituzioni.

La sentenza è arrivata a seguito del ricorso presentato da due diciannovenni di Cassino, accusati di aver abusato sessualmente di una compaesana minorenne

Internet è la patria virtuale di quanti sguazzano nel pressapochismo, dove i principi del diritto e i retaggi medioevali si mescolano insieme per dar vita ad uno sfogo collettivo che impedisce ai più di sviscerare il problema in termini giuridici e psicologici, onde poter trovare l’origine di simili aberrazioni normative e, soprattutto, di combatterle, di potersene difendere al meglio, con cognizione di causa.
Ad aiutare, in questo, dovrebbe pensarci il mondo dell’informazione: ma la tristezza più grande, a nostro avviso, sta nel dover constatare ogni giorno che la maggior parte delle notizie mediatiche rincorrono soprattutto l’interesse emotivo dell’audience.

Ad aiutare, in questo, dovrebbe pensarci il mondo dell’informazione: ma la tristezza più grande, a nostro avviso, sta nel dover constatare ogni giorno che la maggior parte delle notizie mediatiche rincorrono soprattutto l’interesse emotivo dell’audience.
La sentenza è arrivata a seguito del ricorso presentato da due
diciannovenni di Cassino, accusati di aver abusato sessualmente di una compaesana minorenne. Secondo la testimonianza della ragazzina, che li ha denunciati, i due l'avrebbero incontrata mentre questa tornava a casa da un pub, e offertole un passaggio con la loro macchina avrebbero poi deviato dal percorso per inoltrarsi in una zona di campagna, dove sarebbe stata consumata la violenza.

Il giudice per le indagini preliminari (gip) aveva inizialmente firmato un'ordinanza di custodia cautelare per i due accusati, poi confermata dal Tribunale del Riesame di Roma. La decisione si rifà ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, che si riferiva ai reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni e fu motivata con l'incompatibilità con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della costituzione.
Ebbene, quest’ultima decisione estende l'interpretazione anche al reato di
violenza di gruppo, con la motivazione che questo “presenta caratteristiche essenziali non difformi” dagli altri due.
A tale proposito la giornalista Chiara Saraceno traccia sulle pagine di Repubblica un analisi molto valida sui motivi per cui la sentenza della Suprema Corte getta un profondo senso d’angoscia nell’animo dell’opinione pubblica, che ne percepisce a pelle la natura iniqua.

“Lo stupro di gruppo – scrive la Saraceno – è un atto particolarmente odioso, che moltiplica la violenza subita dalla donna che ne è vittima. La moltiplica materialmente, aggravando il danno fisico, psicologico, emotivo che infligge. Lo stupro viola l'intimità della donna, il suo senso di integrità e di controllo su di sé. Quando è più di uno a compierlo l'esperienza di perdita di sé diventa estrema. Lo stupro di gruppo esplicita anche, enfatizzandola, l'oggettivazione della vittima e del suo corpo, reso puro oggetto delle pulsioni dello stupratore e insieme trofeo di gruppo, documentazione reciproca del proprio potere di maschi, strumento di consolidamento del rapporto di gruppo. Infine, è un atto ancora più vigliacco dello stupro individuale, dato che i singoli usano la forza del gruppo per sopraffare la loro vittima”.

È grave, infatti, che la Corte di Cassazione equipari lo stupro di gruppo allo stupro individuale, con l'argomento che il primo «presenta caratteristiche essenziali non difformi» dal secondo. Al di là delle violenze fisiche è evidente che il trovarsi in balìa di più soggetti contemporaneamente amplifica la sensazione d’impotenza, la quale produrrà poi dei danni irreversibili nella psiche di chi subisce la violenza. Sembra che gli autori della sentenza non abbiano la minima capacità di solidarizzare con il dolore e la sofferenza della vittima, e dunque non riescono a comprendere, nella dimensione del “branco” la gravita intrinseca della situazione nella sua complessità oggettiva.
La sentenza è tanto più incomprensibile quanto più si riflette sul fatto che in qualsiasi altra materia che non sia la violenza sessuale (ad es. negli atti vandalici contro cose), l’organizzazione di gruppo comporta un aggravante della pena.

Dice bene la giornalista, quando relativizza la discussione riguardo al tema della carcerazione preventiva e delle forme di custodia cautelare alternative (aspetti su cui i “giornalai sciacalli” della Rete si sono immediatamente accaniti) e riporta il discorso al nocciolo della questione: “l'equiparazione di due reati, gravissimi entrambi ma non identici né nelle motivazioni né nelle conseguenze, dal punto di vista della vittima, ma anche di chi li compie”.

L’autrice dell’articolo ricorda anche un episodio “illuminante” di cui fu protagonista sempre la terza sezione della Corte di Cassazione e che forse qualche lettore ancora ricorda: un caso analogo, in cui la sentenza del 1999 dichiarò l'insussistenza dello stupro, perché incompatibile con il fatto che la vittima indossava i jeans. L’indignazione che anche allora animò l’opinione pubblica convinse i giudici a rivedere la decisione. Pare insomma che la sezione in oggetto sia composta da elementi dotati di una psicologia che si arrestata al Medioevo, dove le donne diventano delle femmine tentatrici in grado di sedurre – con abili incantesimi – gli ignari maschi venutisi a trovare per puro caso a portata delle loro raffinate arti magiche. L’uomo come vittima dell’attrazione sessuale che egli prova per l’oggetto desiderato è tema assai antico, variamente declinato nella cultura bigotta del Bel Paese, il quale vanta una corposa storiografia sull’argomento.

Ora qualche lettore starà domandandosi chi saranno mai i giudici che “abitano” così degnamente la terza sezione: ebbene, noi non siamo in grado di scattare una fotografia corale di codesta famiglia forense.. non di meno, dato che per ovvi motivi abbiamo le mani un po’ più libere di quelle dei giornalisti di Repubblica possiamo anche permetterci il lusso di pubblicare una foto dell’esemplare più "rappresentativo" di tale gruppo: trattasi di Ernesto Lupo (riconoscibile anche nella foto in home page, è l'attuale primo presidente della Corte Suprema di Cassazione nonché presidente della terza sezione penale, guarda caso proprio quella dove sembra che aleggi un certo vetero-maschilismo dei tempi andati, retaggio paludato  che mal si accorda con lo spirito etico al passo coi tempi che dovrebbe avere un togato di così alto rango.

Ecco, ci lamentiamo spesso dei mali endemici dell’Italia: della mafia e della corruzione… ma non arriveremo mai a sconfiggere le nostre nemesi fino a quando i massimi rappresentanti delle nostre istituzioni più prestigiose (e la Corte di Cassazione è una di queste) continueranno a rimanere avvolti nei loro soffici bordi di pelliccia di ermellino e le eleganti mantelline rosse, vanto del loro status, quando poi le loro concezioni riposano in territori culturali retrogradi e ammuffiti. Semplicemente: troppi uomini delle nostre istituzioni sono vecchi. Appartengono ad un mondo, a delle dimensioni culturali che non esistono più. Sono immersi nell’ancien regime, saldamente ancorati ai loro lauti compensi pur essendo disconnessi con la realtà contingente. E molti di loro sono ben intenzionati a perpetuare i loro antidiluviani modi di pensare: pronti ad usare l’eccellente conoscenza dei codici per frenare ogni progresso civile e sociale dell'intero consorzio italico.

di Alex Sfera - 5 febbraio 2012

pagina 1

 

Commenta l'articolo>>>
 

I commenti dei lettori

 

 

Segui  NewSphera

-----------------------

NewSphera Magazine

 

 

 



                                              Home   webmaster  Contatti    Registrati 

Copyright © Tecnologie Aperte 2003  http://www.newsphera.it