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9971 Siete a > Speciali e Inchieste - 05/03/2012 - di Rita Pennarola | La Voce delle Voci)

Quello che non vi hanno detto sull'affondamento del Concordia - pag2


Quello che non vi hanno detto sull'affondamento del Concordia - pag2

Assalto alla Toscana. Ci arriviamo. E cominciamo ricostruendo alcuni contorni dei luoghi in cui si svolge questo autentico film dell’orrore. Partiamo dalla Toscana, diventata epicentro di traffici illeciti ad opera di numerose organizzazioni criminali. Fra le prime c’è la mafia russa. A dirlo è la Fondazione Antonino Caponnetto della Toscana nel suo Rapporto 2011 sullo stato del crimine organizzato in zona.

Dopo aver dichiarato fin dal titolo che alla data di pubblicazione il fatturato delle mafie in Toscana era pari a 15 miliardi di euro, il dossier si apre, non a caso, col capitolo sulla mafia russa, «che è presente in Toscana da diversi anni», con «zone a maggior rischio che rimangono, oltre alle coste, Forte dei Marmi, l’Isola d’Elba, Montecatini e la città di Firenze». Inoltre, «il recente ingresso in Toscana di società russe assieme alla ricchezza locale, può favorire un indotto criminale gestito dalla mafia russa», che investe prevalentemente «nel settore alberghiero». Così si conclude il capitolo: «Il Rapporto DIA del secondo semestre 2010 conferma la presenza della mafia russa in Toscana, in particolare a Montecatini, e consiglia di seguire l’evoluzione del riciclaggio nel gioco d’azzardo e nelle scommesse clandestine.»

Sul binomio gioco d’azzardo-mafia russa si sofferma anche il recente rapporto della Commissione parlamentare antimafia.

Roulette russa. L’universo miliardario ruotante intorno al gioco d’azzardo, così come ai business delle slot machine e delle scommesse clandestine: ecco il piatto forte degli affari che i boss dell’ex Unione Sovietica stanno già da tempo gestendo in diverse zone della penisola italiana, accanto all’acquisizione di perle dei patrimoni immobiliari locali, con una particolare predilezione per i colossi alberghieri. Uno scenario in cui tavoli verdi, croupier e scommesse rappresentano il canale ideale per le forme più spinte di riciclaggio che si possano immaginare.

«Sui casinò a bordo delle navi da crociera - spiega un addetto alle sale giochi di una compagnia italiana - si accettano giocate dei passeggeri solo in denaro contante. Tutte banconote “fresche” che arrivano in enorme quantità da varie parti del mondo durante ogni navigazione, con controlli relativamente limitati, specialmente in acque extraterritoriali.»

Per il criminologo Federico Varese, docente a Oxford ed autore del recente “The Russian Mafia”, la presenza di una forte oligarchia di potere intorno a Vladimir Putin ha costretto i mafiosi locali ad estendere il proprio raggio d’azione sull’estero, puntando «prevalentemente su gioco d’azzardo e riciclaggio».

Ma fin dal 2006, quando si cominciò a parlare di un casinò da aprire nella Repubblica di San Marino, lo spettro della mafia russa fece la sua comparsa in grande stile, con tanto di «incontri su misteriosi panfili al largo della costa adriatica», come ricostruiva Il Giornale.

Secondo il rapporto reso a Bruxelles a marzo dello scorso anno dal procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato sulla “organizatsya” o “mafiya”, come la chiamano a Mosca e dintorni, «fonti dello stesso governo russo sostengono che circa il 40% delle imprese private, il 60% di quelle statali, nonché l’85% delle banche russe e il 70% delle attività commerciali sono soggette ad infiltrazioni o comunque sono sotto l’influenza delle organizzazioni criminali e quasi la totalità delle imprese commerciali nelle maggiori città della Russia è gestita direttamente o indirettamente da gruppi criminali».

Sul binomio gioco d’azzardo-mafia russa si sofferma anche il recente rapporto della Commissione parlamentare antimafia. Il presidente Beppe Pisanu accende i riflettori in particolare sul Casinò di Sanremo, che opera in un territorio reso incandescente dagli ultimi scioglimenti per mafia dei comuni limitrofi di Bordighera e Ventimiglia. «La Dia - scrive Pisanu - riferisce di indagini che hanno riguardato il Casinò di Sanremo, nell’ambito delle quali (seppur non vi siano state contestazioni di reati mafiosi) sono state accertate pericolose relazioni tra l’assistente del direttore ed un affiliato al clan camorristico Zaza, collegato a diversi clan operanti in Liguria.»

Nel mirino anche le slot machine, che riempiono interi saloni sulle navi da crociera. Il rapporto ricorda lo stratosferico debito (90 miliardi di euro) accertato dalla Corte dei Conti ed accumulato da alcune concessionarie che gestiscono in Italia le slot. Fra queste spicca «Atlantis World Giocolegale Ltd, filiale italiana della multinazionale del gioco Atlantis World Nv. (con sede nel paradiso fiscale di Saint Maarten, nei Caraibi), controllata da Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo, già indiziato di appartenere all’associazione mafiosa catanese capeggiata da Nitto Santapaola (e coinvolto anche nei tentativi di controllo dei casinò di Sanremo e Campione d’Italia)». «Capitali russi ed ex sovietici in genere - conclude Pisanu - hanno garantito acquisti di strutture turistico-alberghiere in Italia ed anche in Liguria».

Domnica è sempre Domnica. Torniamo al disastro o, meglio, a quell’ora circa di navigazione che precedette l’impatto. Sgombrato il campo dai gossip delle prime ore, emergono infatti dettagli sulle qualifiche professionali di Domnica Cermotan (foto in alto), la donna che durante la manovra di “accostamento spinto” all’isola si trovava in zona plancia. La “moldava”, così come da tutti è stata ormai definita benché sia rumena, sotto le mentite spoglie di ballerina ed intrattenitrice, nasconde una preparazione di ferro. Conosce sette lingue ed ha spiegato ai pm che il suo compito era di diramare messaggi agli ospiti russi. È lei, Domnica, che quella sera si trovava a cena nell’esclusivo ristorante Club Concordia. Era al tavolo con Schettino e con un altro personaggio, il cui nome non è ancora stato reso noto. Stando alla testimonianza di una anziana coppia, “il terzo uomo” indossava un’uniforme. Schettino dichiara ai magistrati che con loro a cena c’erano «diversi ufficiali». Ma le foto scattate da una coppia che era al ristorante mostrano solo i tre. I pm hanno inoltre accertato che quella doveva essere una cena importante, visto che il comandante aveva chiesto al suo secondo ufficiale di rallentare la navigazione per farla durare più a lungo.

N.B. E così nella storia spunta fuori un terzo uomo... ma chi è costui? Maggiori info sull'identità di questo ufficiale militare le trovate qui.

Cosa dovevano dirsi i tre, nei sessanta minuti e passa che precedettero l’arrivo in plancia di Schettino, “scortato” dalla Cermotan? E quando lei segue il comandante lo fa solo per rispondere a un gentile invito, come è stato scritto, o aveva un compito ben preciso da svolgere, secondo gli accordi suggellati durante l’“ultima cena” con il terzo uomo? Domnica è anche la persona che, subito dopo l’urto, si precipita nella cabina di Schettino per “salvare” il personal computer del comandante. Lo rimetterà nelle sue mani una volta in salvo sull’isola. Poche ore dopo, la mattina del 14 gennaio, un’altra donna lo prenderà in consegna all’Hotel Bahamas del Giglio, dove Schettino si era rifugiato nelle prime ore del mattino. E’ l’avvocato di Costa Crociere, Cristina Porcelli, inviata dalla compagnia al fianco del comandante. Interrogata a Grosseto, la donna nega di aver mai ricevuto il pc. Che però, di fatto, risulta tuttora irreperibile. Quali dati “sensibili” conteneva il computer del capitano? Probabilmente qualcosa che sia lui, sia Domnica, conoscevano bene. Il segreto, forse, di quella cena a tre. (Continua nella prossima pagina...)

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