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Il governo rischia dunque di ricadere in una sorta di incubo del contabile,
con la frenesia di tagliare conti che rimangono invece vitali per il
rilancio della green economy (nonché dell'occupazione) italiana. Con la
tentazione di abdicare al ruolo di guida che il governo invece ci si aspetta
che indossi. Come scrive oggi
Guglielmo Ragozzino
per il Manifesto, «ci vorranno anni e decenni per accompagnare il
nuovo modo di vivere, produrre, spostarsi, ma prima si decide chi deve fare
cosa, prima si fanno programmi e atti di governo, si semplifica la vita di
tutti e i pericoli di non arrivare in tempo si riducono, almeno un po'». |
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Tra
tre-quattro anni il fotovoltaico sarà una tecnologia che potrà camminare
da sola, ed a quel punto ci sarà produzione di energia "gratis" per il
paese. |
Il
governo non rappresenta però certo, e per fortuna, una solitaria stella
polare da lasciar sola, per poi sperare nella bontà della via indicata.
Lo dimostra una volta di più la riunione, tenutasi ieri a Roma,
battezzata come gli "Stati generali delle fonti rinnovabili e
dell'efficienza energetica", un importante incontro promosso da Ises
Italia e Kyoto Club. E proprio al direttore scientifico del Kyoto Club,
Gianni Silvestrini (Nella foto), greenreport.it ha chiesto lumi sui
risultati della riunione e sullo stato dell'arte del paese in fatto
d'energia. |
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Quali ritiene siano le considerazioni finali e le
prospettive più rilevanti emerse nel confronto di ieri, a Roma?
«Il primo ed importantissimo dato positivo è che è stato possibile
rendersi conto di quanto sia importante e necessario fare massa critica da
parte delle organizzazioni che sono parte integrante dello sviluppo delle
energie rinnovabili nel paese. Proprio per questo è stato proposto di dare
stabilità a questo tavolo di confronto estremamente positivo. Basti pensare
che, se singolarmente c'è difficoltà a dialogare col governo, ieri
all'incontro hanno partecipato ben cinque rappresentanti dei ministeri. E
proprio da parte loro è arrivata una prima disponibilità ad alzare la soglia
degli obiettivi già previsti per il 2020, dati i risultati ad oggi raggiunti
per quanto riguarda le energie rinnovabili».
Solo note liete, dunque?
«Sono stati messi in evidenza anche
limiti importanti: se tutti convengono che si debba e si possa diminuire gli
incentivi alle energie rinnovabili, su questo punto è necessario andare
avanti tramite un soft planning, traendo ispirazione da un modello già
adottato in Germania. Al contrario, la subordinazione degli incentivi
all'iscrizione degli impianti in appositi registri, rischia di paralizzare
totalmente il settore.
Al momento, poi, al governo ci sono in ballo quattro decreti diversi. Se non
è pensabile una promulgazione collettiva degli stessi, è certo che non si
debbano trattare fonti energetiche rinnovabili diverse in modo distinto e
frazionato: è necessaria una visione collettiva e una strategia energetica
nazionale, più volte annunciata, che guardi al lungo periodo».
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Secondo i dati Gse 2011, in Italia il 24% dell'energia
elettrica viene ormai da fonti rinnovabili. Come reagiscono i big della
produzione tradizionale di energia elettrica?
«Come mostrano le recenti dichiarazioni di Enel, la novità è che
della mutata situazione cominciano a lamentarsi anche i grandi
operatori. Ma questa è soltanto la dimostrazione che sta cambiando la
pelle energetica del paese, e che non è possibile pensare di fermarci
proprio ora che siamo ad un passo dall'obiettivo in passato ci sono
stati sbagli nella gestione degli incentivi alle rinnovabili, ma non
dobbiamo adesso cadere nella tentazione di una loro riduzione in modo
non intelligente. |
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Tra tre-quattro anni il fotovoltaico sarà
una tecnologia che potrà camminare da sola, ed a quel punto ci sarà
produzione di energia "gratis" per il paese. Certo, dovranno essere
contabilizzati altri costi - ad esempio, quelli per l'ammodernamento della
rete elettrica nazionale - ma i vantaggi saranno netti. Già adesso il
fotovoltaico ci garantisce un risparmio in bolletta».
Secondo l'Irex annual report 2012, le energie
rinnovabili hanno portato tagli alla bolletta per 400 milioni, mentre i
benefici totali per il paese sono stimati tra 22 e 38 miliardi da qui al
2030. Quando si parla piuttosto dei soli costi per la promozione delle
rinnovabili, si cammina dunque su una gestione e diffusione dei dati
approssimativa?
«È necessaria un'operazione all'insegna della trasparenza, che metta in
evidenza tutti i costi e tutti i vantaggi delle energie rinnovabili: per
valutazioni accurate servono tutti gli elementi dell'equazione. Per quanto
riguarda, ad esempio, il peso sulla bolletta elettrica, più che alle
rinnovabili bisognerebbe guardare all'incidenza del gas. La liberalizzazione
del mercato relativo (per la quale lo scorporo Eni-Snam risulterebbe
positivo) può contribuire ad abbassare la bolletta elettrica, scoraggiando
posizioni di monopolio».
Il programma industria 2015, incentrato su
settori come la mobilità sostenibile e l'efficienza energetica, sarà
interessato direttamente dalla riforma degli incentivi?
«Industria 2015 era un'idea saggia di indirizzare imprese italiane su
strade che sapevamo che sarebbero cresciute. Più di mille imprese avevano
manifestato interesse. Ma il governo ha prestato troppa attenzione alla
domanda di energia, più che dedicarsi anche al lato dell'offerta. Posto che
stiamo affrontando una crisi climatica, oltre che energetica, lo sforzo da
compiere è quello di offrire indicazioni di priorità, non solo pochi
incentivi a pioggia: per percorrere questa strada non possiamo rinunciare
alla ricerca, senza la quale non ci è possibile andare da nessuna parte».
di Luca
Aterini -
greenreport.it - 3 aprile 2012
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