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Sentite cosa dichiara sulla sciagura del 13 gennaio. «Quello che e'
successo di fronte all'isola del Giglio potrebbe avere avuto me come
protagonista involontario, nell'agosto del 2010, quando ho navigato con mia
moglie e mia figlia lungo lo stesso itinerario nel Mediterraneo».
Proprio a bordo del Costa Concordia. Capitanato anche in
quell'occasione dal comandante
Schettino. |
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Il
giorno dopo l'apparecchio viene restituito: video e foto di quella sera
erano stati cancellati. |
Pare che il Giglio, per chi conosce certe rotte, non sia un posto
qualsiasi. «La testimonianza di Bethencourt e di sua moglie - spiega
Bernardo Sagastume,
corrispondente alle Canarie del periodico
ABC - riguarda non solo
l'accostamento al Giglio da parte di Schettino, che lui stesso visse in
prima persona durante quel viaggio del 2010, ma anche il fatto che, in
tale occasione, il personale di bordo fece in modo da liberare tutte le
cabine passeggeri che affacciavano sulla costa isolana». |
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Abbiamo capito bene? Anche due
anni fa qualcuno, al comando del gigante marino, avrebbe prescelto l'orario
di cene e ricevimenti, quando tutti gli ospiti si ritrovano nei saloni
centrali, per effettuare l'accostamento forzato al Giglio, evitando così che
durante le manovre vi fossero occhi indiscreti sul lato della nave rivolto
verso l'isola. L'avvocato e sua moglie avevano il numero di cabina 8300, una
suite con balcone affacciato sul Giglio. Ma quella sera
Nayra,
la moglie dell'avvocato, rimane più a lungo sotto la doccia.
E così,
mentre tutti gli altri passeggeri sono già nei saloni delle feste, i coniugi
restano ancora in cabina. Jesus,
in particolare, decide di uscire sulla balconata e riprendere con la
telecamera le immagini della costa isolana. Giusto una decina di minuti,
mentre aspetta che la moglie completi i suoi preparativi per il ricevimento
a bordo. «Insomma alle 21 e 30 (orario “topico”, a quanto pare, ndr),
mentre tutti i passeggeri erano nei saloni centrali per la festa, io mi
trovavo sul balconcino della cabina a filmare il Giglio. Una cabina che
probabilmente il personale di bordo riteneva vuota, visto che avevamo
acquistato il biglietto all'ultimo momento».
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Cosa
vede e cosa filma Jesus
Bethencourt in quei
minuti? Lo racconta lui stesso: «Mi rendo conto subito che la nave
Concordia viaggiava in strettissima prossimità della costa, particolare
che non poteva sfuggire a me, abituato come sono a vedere tutti i giorni
navi da crociera intorno alle Canarie, ma sempre a distanze di
sicurezza. Poi a un certo punto dal buio di una grotta, in un tratto
della costa gigliese che pareva disabitato, spuntano le luci di una
torcia elettrica». Era come se qualcuno stesse facendo segnali
convenzionali. |
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«Io filmo tutto e dico
scherzando a mia moglie: “guarda, Cosa Nostra, la Mafia, stanno facendo il
contrabbando”».
E certamente avrebbero continuato, se
quella notte del 2 agosto 2010 non si fosse trovata in zona una pattuglia
della Guardia costiera. «Con un segnale da tre squilli fermano
l'accostamento del Concordia all'isola. La polizia - continua
Bethencourt - costringe la nave a ruotare di 180 gradi e tornare a
Palermo». «Dopo poco - aggiunge Nayra - dagli altoparlanti arriva un
annuncio: si va a Palermo perché è la città di Schettino, dove hanno
preparato una festa per lui. Mi domandai perché dovessimo tornare in quella
città…». Quando la famiglia arriva nei saloni, ecco un'altra sorpresa:
membri del personale sequestrano la fotocamera di Jesus.
Il giorno dopo l'apparecchio viene
restituito: video e foto di quella sera erano stati cancellati. Ma
l'avvocato aveva fatto in tempo a sfilare, prima del sequestro, la scheda
removibile. Tanto che oggi pezzi di quelle immagini sono visibili sul sito
del settimanale spagnolo ABC. 
Scarsi poi, a detta dei Bethencourt, anche i dispositivi di sicurezza
generale, «solo istruzioni e salvagente in camera ma, soprattutto,
passeggeri delle cabine “per ricchi”, come noi, esentati dall'esercitazione
obbligatoria per ordine di Schettino». «Non abbiamo alcuna intenzione
di essere protagonisti in questa vicenda - dicono Nayra e Jesus - ma
abbiamo negli occhi la tragedia, le immagini della bambina che non si e'
riusciti a salvare. E vorremmo contribuire a far in modo che tutto questo
non accada mai più».
LE VOCI DI DENTRO
Prima solo sussurri, mezze frasi
isolate. Poi, man mano che girava l'inchiesta della Voce sulla “Pista
russa” (compresa la nostra partecipazione a Uno Mattina, condotta da
Franco Di Mare),
sono cominciate ad arrivare sorprendenti segnalazioni alla nostra redazione
e ai siti che avevano rilanciato l'articolo della Voce. Cominciamo da un
blogger che scrive a Comedonchisciotte.net e si firma
Matteo Gigli.
Perché lui ricorda «un'altra, singolare coincidenza». Quella del 6
maggio del 2011, quando cade in mare per cause «da accertare» un turista
33enne di nazionalità russa, che viaggiava a bordo del Costa Concordia.
L'uomo e' precipitato in acque francesi poco dopo la mezzanotte, incidente
confermato dalla stessa compagnia Costa.
L'equipaggio e' stato
avvertito da un amico del turista (secondo altre fonti, la fidanzata), che
viaggiava insieme a lui. Sono scattate tutte le procedure d'emergenza, ma il
corpo dell'uomo non e' stato ritrovato. La nave Concordia stava
effettuando il rituale tour del Mediterraneo, lo stesso di quella
maledetta notte del 13 gennaio 2012. Partita da Savona, era diretta a
Barcellona nel momento della caduta in mare. Alle 6 del mattino, dopo vane
ricerche del disperso, la nave e' ripartita alla volta della Spagna.
Lanciata dall'Ansa, poi dal Secolo XIX e da numerose testate
online, la notizia non e' stata seguita da particolari successivi. Il
ritrovamento non c'e' mai stato. E il mare ha sepolto, con il giovane russo,
le ragioni della sua caduta in mare.
(Continua nella prossima pagina...)
Nella foto in
alto: Domnica Cemortan
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