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9968 - Siete a > Speciali e Inchieste - 04/04/2012 - di Rita Pennarola | La Voce delle Voci

Costa Concordia: il fantasma della P3 - pag2
Silenzio. Parla Jesus.


Costa Concordia: il fantasma della P3 - pag2</font><font size="2" color="#000000"><BR>    Silenzio. Parla Jesus.

Alle circostanze indicate dalla Voce nell'inchiesta “La pista russa” sono arrivate alcune sbalorditive conferme. Che convergono intorno ad una sola ipotesi, dai contorni sempre più definiti: poteri malavitosi utilizzano da tempo navi da crociera per i loro traffici. E lo sbarco “al volo” di materiali o persone lungo certe determinate coste risulta tutt'altro che casuale. Partiamo da un avvocato spagnolo, originario delle isole Canarie, viaggiatore abituale in navi da crociera di diverse compagnie. Si chiama Jesus Bethencourt.

Sentite cosa dichiara sulla sciagura del 13 gennaio. «Quello che e' successo di fronte all'isola del Giglio potrebbe avere avuto me come protagonista involontario, nell'agosto del 2010, quando ho navigato con mia moglie e mia figlia lungo lo stesso itinerario nel Mediterraneo». Proprio a bordo del Costa Concordia. Capitanato anche in quell'occasione dal comandante Schettino.

Il giorno dopo l'apparecchio viene restituito: video e foto di quella sera erano stati cancellati.

Pare che il Giglio, per chi conosce certe rotte, non sia un posto qualsiasi. «La testimonianza di Bethencourt e di sua moglie - spiega Bernardo Sagastume, corrispondente alle Canarie del periodico ABC - riguarda non solo l'accostamento al Giglio da parte di Schettino, che lui stesso visse in prima persona durante quel viaggio del 2010, ma anche il fatto che, in tale occasione, il personale di bordo fece in modo da liberare tutte le cabine passeggeri che affacciavano sulla costa isolana».

Abbiamo capito bene? Anche due anni fa qualcuno, al comando del gigante marino, avrebbe prescelto l'orario di cene e ricevimenti, quando tutti gli ospiti si ritrovano nei saloni centrali, per effettuare l'accostamento forzato al Giglio, evitando così che durante le manovre vi fossero occhi indiscreti sul lato della nave rivolto verso l'isola. L'avvocato e sua moglie avevano il numero di cabina 8300, una suite con balcone affacciato sul Giglio. Ma quella sera Nayra, la moglie dell'avvocato, rimane più a lungo sotto la doccia.

E così, mentre tutti gli altri passeggeri sono già nei saloni delle feste, i coniugi restano ancora in cabina. Jesus, in particolare, decide di uscire sulla balconata e riprendere con la telecamera le immagini della costa isolana. Giusto una decina di minuti, mentre aspetta che la moglie completi i suoi preparativi per il ricevimento a bordo. «Insomma alle 21 e 30 (orario “topico”, a quanto pare, ndr), mentre tutti i passeggeri erano nei saloni centrali per la festa, io mi trovavo sul balconcino della cabina a filmare il Giglio. Una cabina che probabilmente il personale di bordo riteneva vuota, visto che avevamo acquistato il biglietto all'ultimo momento».

Cosa vede e cosa filma Jesus Bethencourt in quei minuti? Lo racconta lui stesso: «Mi rendo conto subito che la nave Concordia viaggiava in strettissima prossimità della costa, particolare che non poteva sfuggire a me, abituato come sono a vedere tutti i giorni navi da crociera intorno alle Canarie, ma sempre a distanze di sicurezza. Poi a un certo punto dal buio di una grotta, in un tratto della costa gigliese che pareva disabitato, spuntano le luci di una torcia elettrica». Era come se qualcuno stesse facendo segnali convenzionali.

«Io filmo tutto e dico scherzando a mia moglie: “guarda, Cosa Nostra, la Mafia, stanno facendo il contrabbando”». E certamente avrebbero continuato, se quella notte del 2 agosto 2010 non si fosse trovata in zona una pattuglia della Guardia costiera. «Con un segnale da tre squilli fermano l'accostamento del Concordia all'isola. La polizia - continua Bethencourt - costringe la nave a ruotare di 180 gradi e tornare a Palermo». «Dopo poco - aggiunge Nayra - dagli altoparlanti arriva un annuncio: si va a Palermo perché è la città di Schettino, dove hanno preparato una festa per lui. Mi domandai perché dovessimo tornare in quella città…». Quando la famiglia arriva nei saloni, ecco un'altra sorpresa: membri del personale sequestrano la fotocamera di Jesus.

Il giorno dopo l'apparecchio viene restituito: video e foto di quella sera erano stati cancellati. Ma l'avvocato aveva fatto in tempo a sfilare, prima del sequestro, la scheda removibile. Tanto che oggi pezzi di quelle immagini sono visibili sul sito del settimanale spagnolo ABC.  Scarsi poi, a detta dei Bethencourt, anche i dispositivi di sicurezza generale, «solo istruzioni e salvagente in camera ma, soprattutto, passeggeri delle cabine “per ricchi”, come noi, esentati dall'esercitazione obbligatoria per ordine di Schettino». «Non abbiamo alcuna intenzione di essere protagonisti in questa vicenda - dicono Nayra e Jesus - ma abbiamo negli occhi la tragedia, le immagini della bambina che non si e' riusciti a salvare. E vorremmo contribuire a far in modo che tutto questo non accada mai più».

LE VOCI DI DENTRO
Prima solo sussurri, mezze frasi isolate. Poi, man mano che girava l'inchiesta della Voce sulla “Pista russa” (compresa la nostra partecipazione a Uno Mattina, condotta da Franco Di Mare), sono cominciate ad arrivare sorprendenti segnalazioni alla nostra redazione e ai siti che avevano rilanciato l'articolo della Voce. Cominciamo da un blogger che scrive a Comedonchisciotte.net e si firma Matteo Gigli. Perché lui ricorda «un'altra, singolare coincidenza». Quella del 6 maggio del 2011, quando cade in mare per cause «da accertare» un turista 33enne di nazionalità russa, che viaggiava a bordo del Costa Concordia. L'uomo e' precipitato in acque francesi poco dopo la mezzanotte, incidente confermato dalla stessa compagnia Costa.

L'equipaggio e' stato avvertito da un amico del turista (secondo altre fonti, la fidanzata), che viaggiava insieme a lui. Sono scattate tutte le procedure d'emergenza, ma il corpo dell'uomo non e' stato ritrovato. La nave Concordia stava effettuando il rituale tour del Mediterraneo, lo stesso di quella maledetta notte del 13 gennaio 2012. Partita da Savona, era diretta a Barcellona nel momento della caduta in mare. Alle 6 del mattino, dopo vane ricerche del disperso, la nave e' ripartita alla volta della Spagna. Lanciata dall'Ansa, poi dal Secolo XIX e da numerose testate online, la notizia non e' stata seguita da particolari successivi. Il ritrovamento non c'e' mai stato. E il mare ha sepolto, con il giovane russo, le ragioni della sua caduta in mare. (Continua nella prossima pagina...)

Nella foto in alto: Domnica Cemortan

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