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Al di là del bene e del male

 
9932 - Sei a > Politica - Roma 10/05/2012 - di Angelo

La classe politica Italiana, verso la sua fine
I partiti credono di potersi ripresentare facendo un restyling: non hanno ancora capito che c'è bisogno di facce nuove, oneste, in grado di perseguire delle politiche più vicine ai problemi reali della gente.


La classe politica  Italiana, verso la sua fine
</font><br><b><font size="2">  <font color="#000000" face="Tahoma">I partiti credono di potersi 
    ripresentare facendo un restyling: non hanno ancora capito che c'è bisogno di facce nuove, oneste, in grado di perseguire delle politiche più vicine ai problemi reali della gente. </font></b>

Circa un anno fa, con l'articolo Sarà il Dottor Sottile a salvare (di nuovo) il Bel Paese? , il nostro sito denunciava con notevole anticipo le motivazioni della crisi, nonché le cause del diminuito potere d'acquisto da parte degli Italiani. Nell'articolo, si ipotizzava nuovamente l'intervento del tecnico Giuliano Amato, e ci si interrogava sui provvedimenti che questi avrebbe preso. Con la nomina del Governo Monti alla fine del 2011, abbiamo visto che quest'ultimi non potendo più incidere sui salari, come aveva fatto Amato, perché ormai ridotti al minimo, si sono "avventati" sulle pensioni.

Nelle foto in basso: Giuliano Amato, Presidente del Consiglio dei ministri nei governi Amato I (1992-1993) e Amato II (2000-2001). Con il famoso "accordo sindacale" del luglio '93, decideva di fermare i salari con il beneplacito dei sindacati. Salari che sono diventati tra i più bassi d'Europa e che sono la causa principale del disagio che tutta la popolazione sta vivendo. Il Presidente Amato non è molto diverso dall'attuale Mario Monti. Quando lui interveniva con il prestito forzoso, prelevando il 6 per mille dai depositi bancari degli italiani perché le aste dei bot andavano deserte, e bisognava fare cassa in qualche modo, si accordava con i sindacati per il blocco dei salari. Super Mario, per diventare credibile agli occhi della speculazione bancaria, taglia la spesa delle pensioni, mantenendosi ben lontano dall'intaccare i grandi patrimoni.

Ma le responsabilità sono di chi ha consentito di maturare stipendi e pensioni d'oro a migliaia di politici e notabili vari che ruotano attorno alle corti - le quali si sono stabilite negli ultimi 30 anni - di chi ha sperperato miliardi in spese inutili e in opere che servono solo a lucrare (vedi realizzazione Tav) in finanziamenti ai partiti milionari, e di chi ha consentito che le aziende italiane, anziché investire nella innovazione e ricerca sui nuovi prodotti, ha preferito dirottare i propri utili nella speculazione finanziaria. Mantenendo bassi i salari per avere una competitività sui vecchi prodotti. Noi crediamo che da parte di tutti i partiti ci sia stata connivenza con i poteri forti e che a tutti loro stia bene che questo stato di cose continui all'infinito.

Migliaia di miliardi di debito, accumulato per mantenere i privilegi delle caste che hanno creato la situazione in cui ci troviamo. Siamo stati, governati da persone disoneste: non ci sono altre spiegazioni. Politici corrotti, incapaci, e ladri. Vergognosamente ignoranti e non adeguati a svolgere il minimo incarico nell' amministrazione dello stato. Guidati (anzi... comprati!) dalle lobby delle banche e delle assicurazioni, occupano il posto in parlamento nominati dai partiti per dire si o no a comando, e sopratutto per "curare" i loro interessi. Oppure occupano solo nominalmente, come Calearo, che dice: “Non vado alla Camera ma non lascio... devo pagare un mutuo”. Che indecenza.

Si è affermato che l'80 per cento della ricchezza italiana è in mano al 10 per cento della popolazione, che il bilancio dello stato è tenuto in piedi dalle tasse pagate per il 90 per cento dai redditi di lavoro dipendente e pensionati e anche che la disoccupazione giovanile ha superato abbondantemente il 33 per cento. Come fare oggi per riportare in equilibrio una situazione così disastrosa? Per una diversa redistribuzione della ricchezza ci vorrebbe un miracolo!

Politici corrotti, incapaci, e ladri. Vergognosamente ignoranti e non adeguati a svolgere il minimo incarico nell'amministrazione dello stato. Guidati, anzi comprati dalle lobby delle banche e delle assicurazioni.

Si rende necessario effettuare una "Revisione della Spesa" dello stato, fatta seriamente, e di detassare il lavoro in modo consistente per far riprendere i consumi. Nel nostro articolo pubblicato un anno fa si evidenziavano gli andamenti dell'inflazione dal '69 al '94, riteniamo infatti che il discorso del trasferimento della ricchezza dalle classi meno abbienti verso i più ricchi parte da molto lontano. Noi di Newsphera vi riproponiamo alcuni stralci di quella tabella. Nel 1969 un operaio qualificato metalmeccanico, guadagnava 491 lire l'ora. Lavorando 187,5 ore al mese con 21 ore di straordinario percepiva una paga di 107 mila lire al mese. La benzina costava circa 140 lire il litro, un appartamento di 2 camere e cucina in affitto veniva 30 mila lire e una cinquecento costava 470 mila lire.


Nel 2011 lo stesso operaio guadagna 1.200 euro al mese. Lavorando 168 ore con 41 ore di straordinario arriva a 1.476 euro. La benzina costa 1,57 euro il litro, un appartamento in affitto di 2 camere e cucina viene 800 euro e una cinquecento parte da 10.500 euro.
Se nel 69 con un terzo dello stipendio si poteva affittare una casa, oggi ne occorre più della metà. Per acquistare un'auto ci volevano circa 4,5 stipendi mentre oggi si arriva agli 8,5. Si potrebbe continuare con un lungo elenco, a dimostrazione della notevole diminuzione del potere di acquisto nel mondo dei lavoratori a reddito fisso.

Procedendo con ordine si può cercare di capire quando questa diminuzione si è verificata, e per quale motivo.
Nel 1970 lo stesso operaio percepiva, per la stessa quantità di lavoro, circa 140 mila lire al mese. Nel '71 era passato a 154 mila, nel '72 a 174 mila e nel '73 a 226 mila lire.
Da quel momento l'aumento degli stipendi è continuato senza sosta. La seguente tabella ricostruisce i salari messi in relazione all'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic).

ANNO | STIPENDIO IN LIRE | INDICE ISTAT RILEVATO

Rapporto Debito Pil

'69 - 107.000 ( lordo).......... 2% di inflazione
70 - 140.000 "
71 - 154.000 "
72 - 174.000 ".................... 5% di inflazione
73 - 226.000 "
74 - 240.000 " .................. 19% di inflazione
75 - 348.000 "
76 - 450.000 "
77 - 590.000 "................... 17% di inflazione
78 - 680.000 "
79 - 856.000 "
80 - 1.020.000 " ............... 21% di inflazione
81 - 1.144.000 "
82 - 1.335.000 "
83 - 1.547.000 " ............... 14% di inflazione
84 - 1.792.000 "
85 - 2.057.000 "................ 9% di inflazione
86 - 2.129.000 "
87 - 2.372.000 "
88 - 2.631.000 "................. 5% di inflazione
89 - 2.903.000 "
90 - 3.057.000 "
91 - 3.304.000 "................. 6% di inflazione
92 - 3.440.000 "
93 - 3.450.000 " ....... Accordo sindacale del 23 luglio 1993
94 - 3.670.000 " .................. 4% di inflazione

Un dato fondamentale da evidenziare è che il debito pubblico nel '94 era di 1.000 miliardi e il rapporto con il Pil era di 121,8. Mentre nel 2012 il debito è arrivato a 1.930 miliardi con un rapporto rispetto al Pil di 123,5.

30

44

58

55

85,5

84,7

121,8

Si vede molto chiaramente che gli incrementi dello stipendio seguono l'inflazione di quegli anni (in particolare nel ventennio '73-'93). L'indebitamento dello stato seguiva cifre vertiginose. Gli interessi delle obbligazioni di stato nel 1980 erano al 25%, e gli indici ISTAT dello stesso anno, riportavano una inflazione al 21%
Ciò è avvenuto soprattutto con politiche di spesa pubblica fuori controllo, forte evasione fiscale e una crescita economica finanziata prevalentemente facendo ricorso al debito.

L’inflazione svalutava il debito e contemporaneamente faceva aumentare gli interessi sullo stesso, con due effetti: la crescita dello stock di debito per lo Stato e un accumulo di ricchezza nelle tasche dei più abbienti. Che recuperavano le proprie perdite di valore patrimoniale intascando interessi dallo Stato, mentre i redditi più bassi pagavano il prezzo più alto. Solo i lavoratori inseriti in contesti favorevoli riuscivano, attraverso la contrattazione sindacale, a mantenere il potere di acquisto (vedi tabella di pag.1). La forte evasione fiscale aggravava le entrate. E il cerchio si chiude: una quota di ricchezza si è trasferita in quegli anni dallo Stato nelle tasche dei privati. Lo Stato è diventato più povero mentre una parte della popolazione, quella con maggiori mezzi, è andata a stare meglio.

E il cerchio si chiude: una quota di ricchezza si è trasferita in quegli anni dallo Stato nelle tasche dei privati più abbienti.

Nel frattempo il debito esplode, sia per sostenere il PIL sia per pagare gli interessi sul debito stesso. All’inizio degli anni '90 lo Stato è sull’orlo del fallimento e i governi di quell'epoca - Amato prima e Ciampi poi - cercano di porvi rimedio con quella stagione di austerità e di accordo sociale che si ricorda col nome di "Politica dei redditi". Si dice che fu merito di quei provvedimenti se l’Italia riuscì a evitare la fine dell’Argentina.

La "Politica dei redditi" è un piano che prevede la concertazione tra imprenditori e sindacati ed è legato a una politica di accrescimento dei salari sulla base dell’aumento della produzione e degli utili d’impresa. - Ne parliamo al presente perché secondo noi questa politica è ancora in vigore. Ndr- Questo elemento venne introdotto da un accordo confederale siglato il 23 luglio 1993 da CGIL, CISL, UIL, Confindustria e Governo. Da questo accordo in poi i sindacati si impegnarono a valutare le richieste di aumenti sindacali basandosi solo sui rilevamenti dei dati inflazionistici rilevati dagli istituti di statistica (ISTAT). Nell'accordo si fa esplicito riferimento all'importanza di valutare insieme alle aziende le condizioni dell'impresa e del lavoro, le sue prospettive di sviluppo, anche occupazionale, tenendo conto dell'andamento delle prospettive, della competitività e delle condizioni essenziali di redditività.
È stata la fine dei salari. I contratti dovevano tenere conto dei rilevamenti ISTAT - con un paniere dell'epoca assai discutibile - e della "salute" dell'azienda. Mentre la spesa pubblica? Chi controllava? Partiti di opposizione, Sindacati, dov'erano?

Non a caso abbiamo voluto riportare la storia del salario di un lavoratore che si è fermata al 1994. Risulta significativo confrontare lo stipendio di quel lavoratore con quello di uno del 2011. Nel '94 il lavoratore aveva in busta paga 3 milioni e 673 mila lordi, che corrispondevano a circa 2 milioni 700 mila lire netti. Oggi un operaio specializzato o un impiegato di 7 livello, che ha almeno 10 anni di anzianità, in Italia può arrivare a guadagnare circa 1300-1400 euro al mese. Non è molto diverso dai 1.367 euro corrispondenti del '94.

Ma la "botta" grande doveva ancora giungere. Con l'adozione della moneta unica gli italiani si vedevano applicata la conversione del proprio reddito in euro: chi guadagnava 2 milioni di lire si ritrovava con 1000 euro, e dopo appena un paio di mesi vedeva che tutti i prezzi, dei generi alimentari, vestiari, bollette ecc. subivano l'eliminazione dell'ultimo zero con l'introduzione della virgola. Il prezzo delle arance, 1.000 lire, diventava 1,00 euroun Kg di fettine di carne, 12.000 lire, diventavano 12,00 euro la bolletta della luce da 80 mila lire si trasformava nel giro di un paio di anni in una di 80 euro. E l'Iva, applicata in percentuale su tutto, seguiva gli incrementi appesantendo ulteriormente il totale. Dobbiamo anche rilevare che tutte le categorie non a reddito fisso si sono cautelate contro l'aumento dei prezzi, adeguandosi al nuovo potere d'acquisto: così lo specialista che intascava 150 mila lire a visita è salito a 150-200 euro, mentre il reddito di 1000 euro ha continuato a mantenersi costante. Al coro di proteste che arriva quotidianamente dalle persone non si da la vera risposta.

Lo stipendio di 1400 euro di oggi corrispondeva ai 2 milioni e 800 mila lire del '94 ed erano considerati "un buono stipendio". Una famiglia aveva una entrata che poteva garantire una certa tranquillità. Oggi non è più così. Senza contare che la maggioranza degli occupati a minore qualificazione, era sui 2-2,4 milioni di lire e si poteva vivere. Significativa la testimonianza della lavoratrice tessile di Prato alla trasmissione "Piazza Pulita" dello scorso 10 maggio: «...Guadagnavo 2 milioni al mese e ci vivevo bene, oggi ho mille euro al mese e non ce la faccio!...»

Quante volte ci siamo chiesti come fosse possibile tutto ciò. La diminuzione del potere di acquisto era visibile a tutti, e anche chi non possiede le conoscenze dell'alta economia, capiva che non si sarebbe potuto andare avanti a lungo. In questi ultimi dieci anni abbiamo fatto di tutto per far quadrare i conti del bilancio famigliare: eliminazione delle spese superflue, riduzione dei capi di abbigliamento, niente più pizza al sabato sera, l'auto presa solo quando proprio non se ne può fare a meno, l'acquisto dell'auto necessariamente di seconda mano, niente vacanze o solo per una settimana, ecc. ecc.

Si sono fermati i salari! ... Adesso che nessuno sa come uscirne,lo stanno dicendo tutti! Sono gli stessi che hanno creato questa situazione! Pdl, Pd, An, Lega, Udc. Lo dice perfino Angeletti della Uil. Bisognerebbe chiedere ai sindacati... chissà dov'erano!

Sarebbe errato attribuire la colpa solamente all'euro, che pure ha contribuito a questa lievitazione. La responsabilità è stata politica. Bloccare i salari è stata una scelta! Non adeguare i salari al reale potere d'acquisto ci ha condotto a questo punto. Il nostro paese attraversa una crisi che viene da lontano, quella bancaria portata come motivazione principale c'entra solo marginalmente. Paesi come la Germania sono tornati a crescere perché la loro economia non sta subendo l'arresto della domanda interna. Gli ultimi dati sono che i poveri in Italia sono circa 10 milioni. E nel prossimo anno sono destinati ad aumentare, e sarà sempre più difficile farli restare pacifici.

Leggi l'articolo del 13 giugno 2011

di Angelo Proietti- 8 maggio 2012

 

 

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