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9926 - Sei a > Politica - 04/01/2013 - di Alex Sfera e Blu Angel's

La politica spettacolo: chi sono i maggiori responsabili della "crisi" Italiana?
Tra una trasmissione e l'altra... l'infotainment. Dalla imbarazzante tv di Giletti di domenica scorsa, alle tribune spettacolo de La7. Il teatro della politica rivela il massimo declino dei suoi attori


La politica spettacolo: chi sono i maggiori responsabili della "crisi" Italiana?

</font><br><b> <font face="Tahoma" size="2">  <font color="#000000">Tra una trasmissione e l'altra... l'infotainment. Dalla imbarazzante tv di Giletti di domenica scorsa, alle tribune spettacolo de La7.  Il teatro della politica rivela il massimo declino dei suoi attori</b></font>

"Il 'Premier' Monti ha fallito"! Così tuona B. "La politica economica dell'Europa è sbagliata", segnala Tremonti. "Ragassi... quì bisogna rimetter le mani un po' a tutto...", ripete già da qualche settimana Bersani. Insomma, a sentire un po' l'aria che tira in generale. c'è da fare una rivoluzione su diversi temi. "L'Imu va tolta", dice Vendola. "No va ridimensionata", gli fa eco Bersani. "Ma che! l'Imu deve essere abolita", sostiene B. e ancora: ...vi rimborso l'Imu, vi faccio il condono "tombale". E... chi più ne ha più ne metta!

Nessuno, a meno di qualche voce veramente isolata, parla di rivedere il modello di sviluppo. Oggi viene accettato il liberalismo democratico come l'unico possibile, e nell'ambito di questa definizione si è proceduto verso l'anarco-liberismo più sfrenato, quello senza più regole di sorta. Ci viene detto che la nostra economia è sull'orlo del precipizio, e quindi dobbiamo tassare per rientrare del debito. Altrimenti c'è il Default. Il fallimento dello stato comporterebbe un disastro gli stipendi degli statali, sarebbero dimezzati i risparmi decurtati dalla svalutazione, ecc. ecc.

Ma a chi giova tutto questo terrore? In effetti se si va ad analizzare bene, c'è qualcuno che sta continuando a realizzare affari d'oro.

 

II Credit Default Swap (CDS) sono prodotti finanziari, creati dalle banche, per funzionare come assicurazione, agli speculatori che comprano titoli di stato di paesi che sono a forte rischio di default.

I Credit Default Swap (CDS) sono prodotti finanziari, creati dalle banche, per funzionare come assicurazione, agli speculatori che comprano titoli di stato di paesi che sono a forte rischio di default.
E più il rischio è alto, più il paese in questione è disposto a pagare degli alti tassi d'interesse sui propri titoli. Gli speculatori sono attratti dagli alti guadagni che possono avere nell'acquistarli... però hanno anche molta paura che lo stato in questione poi fallisca davvero.

A questo punto interviene in genere una Big Bank internazionale (es. Goldman Sachs, piuttosto che JP Morgan..) e gli dice: "caro speculatore, io ti do questo CDS: se lo stato va in default ti risarcisco tutto quello che hai investito.. altrimenti tu mi paghi una certa somma annua, sempre finché il CDS è valido". I problemi, in tutto questo giochetto truffaldino, sono di due ordini:

1. avere la possibilità di essere assicurati, a fronte del rischio che i titoli di stato acquistati diventino cartastraccia, INVOGLIA gli speculatori a investire nell'economia finanziaria (virtuale) piuttosto che nelle imprese reali.

2. le Big Bank che vendono questi CDS agli speculatori hanno tutto l'interesse a che gli stati a rischio di default (i quali devono erogare alti interessi x piazzare i loro titoli di stato) non vadano mai falliti veramente (= niente uscita dall'euro) ma neanche possano mai riprendersi completamente (= giù al salasso dell'austerity): devono invece sempre rimanere moribondi. Per contribuire a realizzare questa cosa c'è tutto un gioco internazionale finanziario, in cui le varie banche, in una sorta di santa (e scellerata) alleanza, lavorano contro le finanze pubbliche dei singoli stati (in particolare si accaniscono contro quelli più deboli economicamente) per dedicarsi al rafforzamento dei capitali PRIVATI.
Infatti in Italia (così come negli altri PIIGS - ovvero Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) la ricchezza privata è piuttosto florida... non così quella pubblica.
Tremonti parla di Trilioni (= milioni di miliardi, siamo nell'ordine di una cifra seguita da 18 zeri) di dollari che girano all'interno dell'economia finanziaria. Mentre l'economia reale soffre le fabbriche chiudono, e il lavoro viene a mancare "NEL PAESE DELLA LIBERTÀ".

Certamente alla luce di queste considerazioni, più che reali, di come funziona la new economy, e guardando ai dati dell'Italia, c'è di che essere veramente "sconfortati". Ma allora... siamo inesorabilmente condannati? Non riusciremo mai ad uscirne? O meglio, c'è qualcuno che si salverà in questo nostro 'Bel Paese'?

La risposta è sì. Si salverà chi ha già i soldi, e si salveranno tutti coloro che si trovano in situazione di privilegio economico e culturale.
 

Domenica 3 febbraio, su Rai 1, è andato in onda il "penoso" dibattito dell'Arena condotta da M. Giletti. Ascoltando i laconici interventi degli imprenditori intervenuti, ci si vuole far credere che sono i giovani italiani che non hanno voglia di lavorare. Il tale imprenditore sostiene che non riesce a trovare il tornitore specializzato, mentre l'altro sostiene che il "vaccaro" che lavora nella stalla, guadagna 3 mila euro al mese, che gli italiani non vogliono sporcarsi le mani con certi lavori, e che non è possibile far studiare tutti. Difficile per Il Professor Domenico, De Masi, ex Preside della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni, e per l'estroso "scrittore-proletario" Antonio Pennacchi, far capire allo "spin doctor(ino)" Klaus Davi la differenza tra un laureato in Scienze delle Comunicazioni e un meccanico arrivato appena alla licenza media.

Difficile far capire a persone come Klaus Davi che ci sono migliaia di giornalisti che lavorano nel campo della comunicazione senza averne titolo e competenza. E che se sono occupati è solo perché magari hanno conoscenze e appoggi vari, mentre migliaia di laureati in Scienze delle comunicazioni che sono alla ricerca di un impiego forse potrebbero svolgere il lavoro con maggiori competenze rispetto a lui. De Masi, giustamente, ha reagito all'ennesima e inopportuna provocazione di Davi, sottolineando proprio questo aspetto e rimarcando che se lui avesse frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione forse ne avrebbe tratto un gran giovamento.

Nella puntata è emerso molto chiaramente un messaggio: è necessario che gli italiani si pieghino ai lavori più umili, altrimenti moriranno di fame. I posti di lavoro saranno solo per gli extracomunitari: inutile studiare, ed è meglio imparare un mestiere.

Sicuramente per il meccanico tornitore con la licenza media i CDS di cui sopra rimarranno una cosa oscura, e anche se condizioneranno tutta la sua vita, egli non potrà difendersene, e neppure beneficiarne in alcun modo, a meno che non abbia i capitali necessari e un amico commercialista generosamente disposto a fornirgli una consulenza gratuita.

La cosa triste, difficile da credere, è la sedicente "buona fede" di questi "signori": in realtà sono perfettamente consapevoli che lasciando nell'ignoranza il popolo, il lusso e la ricchezza continuerà ad essere appannaggio per pochi. E' proprio questo l'attuale obiettivo delle élite che dominano i mercati economici, in "combutta" con il livello politico: quest'ultimo da anni si lava la coscienza sempre nello stesso e identico modo: di fronte all'opinione pubblica si giustifica da decenni, giocando a scaricabarile. E dunque rovesciando la propria responsabilità sulle spalle dell'avversario politico di turno.

Poi, dulcis in fundo, ci sono i controllori del sistema. I gatekeeper, i guardiani dei cancelli, quelli che dovrebbero informare onestamente l'opinione pubblica e invece son messi là affinché possano manipolare la realtà mostrata nelle trasmissioni (è il caso dell'Arena di Giletti, ad esempio) depistare fornendo informazioni parziali, volutamente farraginose o addiritttura contraddittorie tra loro da un giorno all'altro (tanto i cittadini mica vanno a controllare, non è che si registrano i programmi per rivederseli, o addirittura per studiarseli: hanno da lavorare, loro).

L'opinione pubblica italiana in genere non ha memoria da un punto di vista mediatico: segue semplicemente il "flusso" di notizie preparato ad arte dagli organizzatori del grande Truman Show televisivo, che non stacca mai, dura 24 non stop. Quindi i giornalisti del mainstream, quelli dell'informazione generalista (stampa e tv) hanno ampi margini per depistare e stornare l'attenzione di un'audience che il più delle volte segue i notiziari con la stessa attenzione con cui seguirebbe un programma di infotainment serale, tipo Striscia la notizia piuttosto che Le Iene.

Fedeli ai teoremi dell'Eminenza Grigia dei palinsesti mediaset - il Costanzone dell'omonimo show, la cui 'lectio' ci dice che la vita è fatta da un alternanza sincopata di momenti seri ed altri più allegri - i professionisti dell'informazione ci dispensano notizie tragiche farcite ad arte da siparietti con sonorità da cartoon (i BANG, CRASH e STONF, e chi più ne ha chi più ne metta).

Il tutto per assecondare sempre quella patetica tendenza dell'italiano medio, ormai ben radicata nell'animo grazie ad una becera programmazione televisiva (quindi gradita al popolino bue, proprio perché assai meno impegnativa e più rilassante) ma dispensata in modo costante e paziente, durante l'ultimo ventennio, per convincere una volta per tutte l'italiano che... "ma sì, la vita è tutta un quiz, basta avere fiducia in se stessi e tutto il resto vien da sé". "I soliti moralisti", dirà qualche superstite ancora amante della libertà di poter cedere ai propri vizietti, come insegnano bene anche i link di Oscar Wilde che circolano su Facebook, in modo tale che almeno nella realtà virtuale l'itaGliota possa sognare di essere quello spirito libero che una cultura bigotta catto-sessuofobica gli impedisce di esprimere, e che invece la sua natura molto passionale "rivendica con ardor".

La grande balla esistenziale raccontata dal Principe del Burlesque de noiartri (peccato che abbia avuto quell'incidente di percorso, com'era che si chiamavano quelle ragazze disponibili ad allietare le serate del guerriero?). La vita come se fosse tutto un gioco. Splendido. Giochiamo, dunque, mentre attraversiamo per l'ennesima volta i chiaroscuri di questa italietta da operetta, la farsa orchestrata dal Grande Imbonitore, lasciato giocare dai poteri forti per quasi un ventennio. Il buffone ha recitato bene il suo ruolo: ora è tempo che torni nell'ombra per lasciar posto ai dominatori dell'universo, quelli che fabbricano la merce più ambita dall'intero genere umano: il denaro. L'Arena di Giletti è perfetta per sancire l'inizio dello show infame e tragico al tempo stesso... ed è l'inizio della fine.
 

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